Venerdì 6 Marzo 2026

Quando in Austria si parla di Dacia Maraini, la si definisce sempre come la “grande dame” della letteratura italiana. Le espressioni in francese non sono frequenti nel linguaggio degli austriaci, ma vengono usate quando si intende esprimere ammirazione e soprattutto rispetto. Abbiamo avuto modo di constatarlo, nelle scorse settimane e negli scorsi mesi, in occasione della presentazione e delle recensioni in Austria del suo ultimo libro autobiografico “Vita mia”, che nell’edizione in lingua tedesca diventa “Ein halber Löffel Reis” (“Un mezzo cucchiaio di riso”).

Sono i ricordi degli anni che l’autrice, allora bambina, visse con i genitori in Giappone, poco prima e durante la Seconda guerra mondiale, e del tempo trascorso in un campo di prigionia giapponese, dove lei e la sua famiglia vennero rinchiuse, quando il padre si rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò. Il titolo usato dall’editore tedesco si richiama direttamente a quei giorni difficili di fame, freddo, malattie, quando “mezzo cucchiaio di riso” doveva bastare per sopravvivere.

Il libro ha ottenuto lusinghieri apprezzamenti nella stampa austriaca e alla presentazione pubblica a Vienna, nel novembre scorso, dove la scrittrice italiana è stata intervistata dal giornalista dell’Orf Andreas Pfeifer (per molti anni corrispondente da Roma e dal 2021 corrispondente da Berlino), il pubblico che gremiva la sala dell’Istituto italiano di cultura le ha reso omaggio con una standing ovation.

Qualche giorno fa Dacia Maraini ha accolto l’invito a presentare il suo libro anche al Peraugymnasium di Villaco, una scuola superiore della città, di sicuro meno prestigiosa dell’Istituto italiano di cultura di Vienna. Non sappiamo come il suo direttore, Felix Kucher, fosse riuscito ad avere ospite la “grande dame”. Anche nella piccola Villaco, sala piena e pubblico emozionato ad ascoltare l’ospite italiana.

Eppure quell’incontro con il pubblico carinziano ha lasciato un segno più profondo nell’animo della scrittrice italiana, al punto di farne cenno nella sua rubrica “Il sale sulla coda”, apparsa oggi sul Corriere della Sera. “Villach – scrive Dacia Maraini, usando il toponimo tedesco della cittadina – una piccola e bella città medioevale della Carinzia austriaca. Pensavo che pochi si interessassero della letteratura italiana, invece trovo centocinquanta persone che in silenzio ascoltano una mia lettura in italiano, dopo aver ascoltato la versione tedesca”. “Mi ero dimenticata – prosegue – che in certi Paesi europei la lettura è ancora una pratica quasi sacrale. Che i libri sono considerati preziosi. In effetti gli austriaci leggono più di noi, sebbene molti professori si lamentino che con l’uso ossessivo dei social si tenda a leggere di meno”.

Nella sua rubrica sul Corriere Dacia Maraini trae spunto dall’appuntamento di Villaco per interrogarsi sul ruolo della cultura e degli intellettuali per dare corpo “all’innato e universale bisogno di libertà e autonomia dell’essere umano”. La risposta che ne dà è positiva. Il “lavoro di scavo che fa la cultura” darà risultati a lungo termine, “con movimenti contradditori che appaiono e spariscono come fiumi carsici”. Una visione ottimistica che probabilmente le è stata ispirata proprio dall’incontro di Villaco.

NELLA FOTO, Dacia Maraini all’incontro organizzato dall’Österreichische Gesellschaft für Literatur nell’Istituto italiano di cultura di Vienna.

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