Martedì 14 Aprile 2026

C’è un rinnovato interesse per l’Austria del 20. secolo, quella del Modernismo, che volta le spalle all’ecclettismo ottocentesco e allo Jugendstil. Ne sono una testimonianza tre mostre di grande interesse a Vienna e a Salisburgo, una ancora da inaugurare.

Mak, Vienna verso la modernità

La prima è stata allestita al Mak (Museo di arti applicate) di Vienna e ha per titolo “Vienna 1900. Auf dem Weg in die Moderne” (“Vienna 1900. Verso la modernità”). Il Mak, come poche altre istituzioni museali, rappresenta il fecondo connubio tra passato e futuro. La combinazione di arti applicate, design, architettura e arte contemporanea è una delle sue competenze principali.

Come epoca culturale affascinante e complessa, il Modernismo viennese è considerato un riferimento iconico. Il Mak pone al centro della sua collezione espositiva il design e l’artigianato artistico di questo periodo, tanto sfaccettato quanto influente. La nuova mostra, che sarà visitabile fino al 31 agosto, è stata sviluppata in collaborazione con l’artista Markus Schinwald. Non ha più l’obiettivo di raccontare in modo lineare e cronologico la storia dell’arte e della cultura nel periodo compreso tra la prima mostra della Secessione nel 1898 e la fine della seconda guerra mondiale, ma piuttosto di dedicarsi alla storia delle idee e dei progetti di questa epoca e al loro significato per il presente.

Villa Beer, un capolavoro dimenticato e ritrovato

La seconda mostra non è in realtà una mostra, ma una restituzione al pubblico di Villa Beer, un capolavoro dimenticato e ritrovato. Parliamo di un edificio che gli architetti Josef Frank e Oskar Wlach realizzarono a Vienna tra il 1929 e il 1930, una delle loro opere più importanti, di particolare rilevanza artistica e storico-culturale. Frank e Wlach hanno svilupparono l’eredità di Josef Hoffmann e Adolf Loos e il loro lavoro può essere considerato un contributo fondamentale alla “seconda modernità viennese”.

Frank aveva rappresentato l’Austria in occasione del Congresso internazionale di architettura moderna di Le Corbusier, nel 1928, e aveva realizzato soprattutto progetti di edilizia sociale. Nel 1929 i due architetti furono incaricati dalla famiglia dell’industriale Julius Beer di progettare un edificio residenziale. Nonostante le sue dimensioni, il concetto di spazio in parte aperto e le grandi finestre che si affacciano sul giardino, la casa trasmette un senso di comfort unico. In linea con la visione di Frank secondo cui “uno spazio abitativo moderno non è un’opera d’arte, non è appariscente, né eccitante, non crea effetti. È confortevole senza che si possa dire perché e meno si riesce a spiegarne il motivo meglio è”. Le sue idee sulla progettazione di una casa organizzata, sulla “casa come percorso e spazio” e la sua visione della modernità sono immediatamente percepibili nella Villa Beer.

A Vienna, Frank fu anche direttore artistico della Werkbundsiedlung (1930-1932), il progetto nell’ambito della “Vienna rossa” che aveva l’obiettivo di offrire case moderne a basso costo e coinvolse gli architetti più noti dell’epoca. Rispetto alla “Vienna rossa” più nota, fondata su edifici di grandi dimensioni, a volte giganteschi, come il “Karl Marx Hof”, quelle della Werkbundsiedlung erano piuttosto strutture di piccole dimensioni, più ville a schiera che condomini. Nel 1933 Frank, ebreo, lasciò Vienna a causa del nascente nazismo e si trasferì in Svezia, dove ebbe un enorme impatto sulla storia del design svedese.

Villa Beer, dopo approfonditi restauri, è stata aperta l’8 marzo al pubblico ed è visitabile nell’ambito di visite guidate. Per programmi di ricerca e “artist in residence” saranno disponibili tre camere, arredate con mobili di Josef Frank e tessuti di Svenskt Tenn.

La modernità rivissuta a Salisburgo da un’architetta francese

Con la mostra “Charlotte Perriand. Vivere la modernità”, il Museum der Moderne di Salisburgo dedica alla designer e architetta francese la prima grande retrospettiva in Austria. La mostra comprende sia le sue opere nel campo dell’architettura e del design che quelle nel campo della fotografia. Il pensiero di Perriand è stato fin dall’inizio olistico: ha combinato architettura, design e fotografia in un concetto di design globale. Le sue opere non sono mai state intese come oggetti autonomi, ma come parti di contesti di vita più ampi. Questo rende Perriand una delle figure più influenti nella storia dell’architettura e del design del 20. secolo.

La mostra sarà inaugurata il 1. maggio e potrà essere visitata fino al 13 settembre. Altre informazioni qui: www.museumdermoderne.at.

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NELLA FOTO, un esterno di Villa Beer, a Vienna.

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