È stato assolto e rimesso immediatamente in libertà l’iracheno di 39 anni, che il 30 novembre scorso, a Vienna, aveva minacciato con un coltello l’ex compagna e le sue due bambine, costringendole a salire sulla sua auto, che poi aveva guidato per un’ora, pur non avendo la patente, finché era incappato in un banale incidente di parcheggio. In quella circostanza, la più grande delle due bambine, di 6 anni, aveva fatto il gesto del “pugno chiuso sul pollice” (una silenziosa richiesta di aiuto) alla polizia intervenuta per i rilievi. Ne avevamo riferito il 1. dicembre.
L’uomo era stato rinviato a giudizio per direttissima, con le accuse di violenza privata e sequestro di persona. Ma nel dibattimento nel Tribunale di Vienna la donna e la figlia (quest’ultima non in aula, ma in videochiamata) hanno fatto scena muta, non rispondendo alle domande della giudice. In altre parole, si sono avvalse di quella “facoltà di astensione” dal testimoniare che il codice di procedura penale consente al coniuge e ai familiari di un imputato, nel rispetto del vincolo di solidarietà che li lega e che potrebbe indurli a dichiarare il falso.
In questo caso, tuttavia, quel vincolo non sussisteva più. Madre e figlia (quella di 6 anni, l’altra di soli 6 mesi ovviamente non era stata chiamata a testimoniare) avevano preferito tacere, non per non nuocere a un loro congiunto, ma perché terrorizzate da quel congiunto. L’uomo era stato più volte condannato per violenza domestica. Dopo la separazione aveva ripetutamente violato il divieto di avvicinamento alla donna. Anche il giorno dell’arresto aveva violato quel divieto, costringendo la donna e le due bambine a salire sull’auto, nella quale la polizia aveva successivamente trovato tre coltelli. Ed era stato arrestato perché i poliziotti si erano accorti che la bambina più grande, dal sedile posteriore dell’auto, aveva rivolto loro il gesto del pugno.
Ma tutto questo non è bastato a convincere la giudice della colpevolezza e della pericolosità dell’imputato. Così l’ha mandato assolto, tra lo stupore dei presenti, pur dichiarando all’imputato: “Non credo a nulla di quello che lei dice, ma devo lasciarla andare”. L’iracheno è ora a piede libero e, se lo vuole, potrà come in passato violare il divieto di avvicinamento e magari sequestrare di nuovo le sue bambine la sua ex compagna.
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