Sabato 7 Novembre 2026

hypo726heli020310Un pozzo senza fondo? Un paziente terminale che solo un accanimento terapeutico riesce a tenere in vita? Le espressioni più colorite si sprecano per descrivere la situazione di Hypo Group, che dopo quattro anni di “terapia intensiva” continua ad aver bisogno di flebo di denaro pubblico per sopravvivere. L’ultima è stata praticata in occasione della recente assemblea straordinaria della holding bancaria. “Assemblea straordinaria” sono parole grosse per una società che dalla fine del 2009 ha un solo azionista, lo Stato. Ma serve proprio un’assemblea straordinaria per deliberare un aumento di capitale, anche se al tavolo siede un solo soggetto.

 

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Questa volta l’aumento è stato di 800 milioni. Non è una sorpresa. Fin dai primi giorni di novembre si sapeva che nel gruppo erano emerse nuove perdite, che avrebbero richiesto la copertura di oltre un altro miliardo entro la fine dell’anno. Ora se ne conosce l’esatto ammontare: 1 miliardo e 50 milioni. Il 29 novembre erano già stati stanziati 250 milioni, cui se ne aggiungeranno domani altri 800. Poiché a copertura delle perdite del primo semestre vi era già stata una ricapitalizzazione di 700 milioni, significa che soltanto quest’anno lo Stato austriaco avrà speso per Hypo Group 1 miliardo 750 milioni. Dal giorno della nazionalizzazione, dunque, la “terapia intensiva” è costata ai contribuenti austriaci 4,8 miliardi.

 

Alla luce di questi dati allarmanti si può comprendere il dibattito politico in corso e l’opzione – avanzata dalla Finanzprokuratur del Ministero delle finanze, ma respinta con fermezza dal governo – di lasciar fallire l’istituto, considerata scelta dolorosa, ma alla fin fine meno costosa per il contribuente. L’ipotesi è stata esclusa categoricamente dai partiti di governo (Spö e Övp) e su di essa non hanno avuto nulla da ridire nemmeno le forze di opposizione, segno che sulla necessità di salvare Hypo Group, costi quel che costi, vi è una convergenza generale. Ma il problema pesa ed è probabilmente la ragione principale del ritardo con cui sta nascendo il nuovo governo a oltre dieci settimane dalla rielezione del Parlamento (avvenuta il 29 settembre).

 

Escluso il fallimento, restano in campo le opzioni (ce ne sono tre) di creazione di una “bad bank”, su cui trasferire le sofferenze di Hypo, che così non avrebbe più bisogno di ricapitalizzazioni. Ma una bad bank non nasce di punto in bianco. Serve un provvedimento di legge, con tempi inevitabilmente lunghi. Da ciò la necessità di buttare altri soldi nel pozzo senza fondo di Klagenfurt.

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