Martedì 19 Maggio 2026

Vienna, la città in testa alle classifiche per qualità della vita, ha davanti a sé un problema enorme e di difficile, forse impossibile soluzione: è sovrappopolata. Dallo scorso anno ha superato i 2 milioni di abitanti. Ne aveva così tanti soltanto alla vigilia della Prima guerra mondiale, ma allora era la capitale di un impero e il mondo era un altro. Oggi le cose sono diverse e soprattutto la composizione etnica e culturale della popolazione è diversa, con enormi conseguenze per la convivenza e, in ultima analisi, per la conservazione di quella qualità della vita di cui la capitale austriaca mena vanto.

Che si arrivasse a questo punto è stata una sorpresa per tutti. Soltanto vent’anni fa Vienna aveva 1,6 milioni di abitanti e nella pianificazione urbana del 2005 si era fatto conto di una crescita demografica che appena nel 2031 avrebbe raggiunto 1,7 milioni di abitanti. Un errore madornale, ma comprensibile. Altrove, anche in Italia, si assiste a un fenomeno di “fuga dalle città”. Le persone cercano una vita migliore nelle cittadine più piccole, dove c’è meno caos, meno traffico, aria migliore. In tedesco si definisce il fenomeno “Suburbanisierung”.

A Vienna, invece, è accaduto il contrario: è cresciuta la città. Soltanto dal 2020 ha 100.000 abitanti in più. Ad essi si aggiungono decine di migliaia di pendolari e un numero esorbitante di turisti. Nel 2005 i pernottamenti turistici erano stati circa 8 milioni, oggi sono quasi 19 milioni, nonostante i danni del Covid, che per un paio di anni aveva congelato gli arrivi. Nel suo primo viaggio a Vienna, nel 1984, l’autore di questo blog aveva raggiunto il centro di Vienna in auto, trovando facile e gratuito parcheggio in una laterale della Kärntner Strasse. Oggi il centro di Vienna è vietato persino ai bus turistici (che non oltrepassano la cintura del Ring), perché l’affollamento ha raggiunto livelli di saturazione.

L’aumento vertiginoso della popolazione sta rendendo sempre più difficile trovare alloggio. Chi oggi cerca casa a Vienna, deve mettere in conto un canone di almeno 1.300 euro al mese per 75 metri quadrati. Il prezzo è di gran lunga superiore nel primo distretto e in quelli adiacenti. Le amministrazioni che si sono susseguite, tutte a guida socialdemocratica, hanno tentato di trovare una soluzione al problema, ma riuscendovi solo in parte. Si è costruito molto soprattutto sulla sponda sinistra del Danubio.

Nelle campagne di Aspern, dove nel 1809 gli austriaci sconfissero Napoleone, impedendogli di prendersi la città, sta sorgendo Seestadt, un nuovo quartiere, destinato a ospitare fino a 30.000 persone. Non basterà a placare la fame di alloggi. Anche perché nel frattempo molti di quelli esistenti vengono destinati alla ricettività turistica, sottraendoli così al mercato degli affitti.

La crescita della popolazione si ripercuote anche in ambito scolastico. Comune e privati hanno ampliato l’offerta di scuole materne e dell’obbligo, ma, oltre che i locali, manca il personale. Manca soprattutto personale in grado di rivolgersi alla nuova popolazione scolastica, che spesso non conosce una parola di tedesco. La crescita demografica, infatti, è dovuta esclusivamente all’immigrazione. Dei due milioni di abitanti, 500.000 sono stranieri o con radici straniere. Metà di essi arrivano da altri Paesi dell’Europa; l’altra metà ha provenienze più remote; 80.000 sono siriani e afgani, 40.000 sono profughi dell’Ucraina.

La presenza di tanti stranieri ha abbassato l’età media dei viennesi a 41,1 anni (in Carinzia è di 45 anni, in Stiria di 44,6), ma ha modificato radicalmente la composizione delle classi scolastiche. Nelle scuole elementari e medie, per esempio, il 41,2% degli alunni sono di religione islamica (erano il 39,4% l’anno precedente).

Tutto questo ha rilevanti conseguenze nella convivenza urbana. Differenze culturali e difficoltà di integrazione sono all’origine di quasi quotidiani episodi di violenza nei quartieri dove la popolazione di recente immigrazione è più presente. Il fenomeno non è nuovo. Anche negli anni ’90 Vienna aveva conosciuto la violenza di gang giovanili. Ma oggi la sensazione di insicurezza è maggiore. La vigilanza della polizia non è sufficiente. Servono interventi di carattere sociale, con costi che il Comune, già fortemente indebitato, riesce a sostenere con crescente difficoltà.

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