Abbiamo tutti sentito parlare di occupazione abusiva di immobili. Sicuramente ci viene in mente l’occupazione del Leoncavallo di Milano, di cui recentemente la polizia ha provveduto allo sgombero. Un altro caso (che però è ancora in attesa di sgombero) è Casa Pound a Roma. Ma le occupazioni abusive non sono una prerogativa italiana. Un nuovo caso, certamente più clamoroso, ci viene segnalato in Austria, dove tre suore hanno occupato abusivamente un convento, ospitato in un castello medioevale.
Detta così la cosa appare più strana di quanto non lo sia in realtà. Il convento-castello di cui parliamo è quello di Goldenstein, nel piccolo comune di Elsbethen, all’immediata periferia sud di Salisburgo. Le tre suore – Bernardette, Regina e Rita – avevano trascorso tutta la loro vita ospiti di quel maniero, trasformato nel corso dei secoli in residenza per religiose. Erano le ultime tre suore rimaste di un monastero un tempo molto più affollato e tutte e tre non in buone condizioni di salute, causa l’età avanzata (88, 86 e 81 anni).
Quando nel 2023 due di esse erano state ricoverate in ospedale, il prevosto Markus Grasl, del convento di Reichersberg, incaricato di sovrintendere al monastero di Goldenstein, aveva ritenuto che le tre attempate religiose non potessero più vivere da sole nel loro convento. Meglio trasferirle in una residenza protetta per anziani.
È quello che oggi capita a molti vecchi che non hanno figli o nipoti che possano assisterli: la casa di riposo è per loro l’ultima spiaggia, in cui vengono relegati in attesa di esalare l’ultimo respiro. Una triste prospettiva decisa anche dal prevosto per le tre suore di Goldenstein, ma a cui le tre suore all’inizio di questo mese si sono ribellate.
Non sappiamo in che modo e aiutate da chi (forse alcuni ex alunni affezionati alle tre donne), ma Bernardette, Regina e Rita un bel giorno hanno fatto armi e bagagli, hanno lasciato senza dar nell’occhio la casa di riposo e sono ritornate nel loro monastero-castello. Possiamo solo immaginare quanto a lungo avessero elaborato il loro piano di fuga e quanto si fossero dovute incoraggiare l’una l’altra per metterlo in atto. Che alla fine si siano decise a farlo è un segno evidente della sofferenza da esse provate in quella casa di riposo, così accogliente e protettiva, ma che non era la “loro” casa. Le stanze erano troppo piccole e nella mensa, per la prima volta dopo 60 anni di clausura, si erano trovate a sedere accanto a degli uomini. La “loro” vera casa era il convento, di cui conoscevano ogni angolo, perché vi avevano trascorso i giorni migliori della loro vita religiosa, tra lavoro e preghiera.
L’atto di ribellione non rimarrà senza conseguenze. Il prevosto Grasl ha accusato le religiose di essere venute meno al voto di obbedienza pronunciato al momento della loro consacrazione. A tempo debito saranno presi provvedimenti – ha minacciato – ma di sicuro non attraverso i giornali. Al prevosto ha dato fastidio in particolare il clamore suscitato dal caso. Delle tre suore ribelli hanno parlato tutti i media austriaci e non austriaci, perfino il New York Times. Nel convento, un tempo interdetto agli estranei, si è assistito nei giorni scorsi a un via vai di giornalisti e fotografi.
Quando il chiasso non ci sarà più e tra le antiche mura di Goldenstein sarà ritornato il silenzio, il prevosto Grasl – che finora ha sempre rifiutato di incontrare le tre povere vecchie e di cercare di comprendere la loro condizione – prenderà i provvedimenti che riterrà necessari. Bernardette, Regina e Rita dovranno ubbidire, come hanno dovuto fare tutta la vita, ma il peggio che potrà capitare loro sarà di ritornare nella casa di riposo. La libertà da esse conquistata ha i giorni contati.
NELLA FOTO, l’articolo dedicato alla loro fuga dal New York Times.
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