Martedì 23 Aprile 2024

Dal banco del governo a quello degli imputati il passo alle volte può essere breve. A Sebastian Kurz, fino all’ottobre 2021 cancelliere austriaco, sono bastati due anni. Ieri è comparso davanti al Tribunale penale di Vienna, accusato di aver dichiarato il falso tre anni fa alla commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo di Ibiza.

Interrogato sulle nomine al vertice di Öbag (la holding delle società partecipate dallo Stato, paragonabile in Italia all’Iri), in particolare sulla nomina del suo fedelissimo Thomas Schmid, aveva negato di essersene occupato. Una risposta smentita successivamente dalle innumerevoli chat scambiate proprio con Schmid.

Perché aveva mentito? Nessuno avrebbe avuto ragione di criticarlo, essendo logico che le nomine delle partecipate statali dovesse essere di natura politica, come lo erano state per tutti i suoi predecessori. Qualche giorno fa avevano definito misterioso e inspiegabile questo comportamento di Kurz, ma ieri se ne è capita forse la ragione. Come ha dichiarato Bernhard Bonelli, già capo di gabinetto di Kurz, questi era entrato alla cancelleria con l’ambizione di introdurvi “un nuovo stile”, senza manovre di sottogoverno per impadronirsi dei posti pubblici. Ammettere di aver tramato per mettere Schmid alla guida di Öbag avrebbe contraddetto questa sua narrazione, dimostrando che, in fondo, non era differente da tutti gli altri.

Anche Bonelli è imputato nel processo, assieme a Bettina Glatz-Kremsner, ex dirigente di Casinos Austria. Le accuse per entrambi sono di falso, come per Kurz. Bonelli aveva confermato in commissione le parole del suo capo. Glatz-Kremsner, invece, aveva mentito a proposito della nomina di Peter Sidlo alla direzione finanziaria di Casinos Austria, su pressione dell’Fpö. Aveva negato di esserne stata informata, benché appaia poco probabile – come ha fatto rilevare l’accusa – che la nomina di un direttore finanziario di un’azienda possa avvenire senza il consenso del direttore generale, incarico ricoperto da Glatz-Kremsner.

La prima udienza del processo a Kurz e soci era abbastanza scontata, essendo riservata all’identificazione formale degli imputati e all’esposizione delle tesi di accusa e difesa. Ha riservato, tuttavia, una sorpresa a pochi minuti dalla fine.

Il presidente della corte giudicante, Michael Radasztics, ha concesso infatti la “diversione” a Bettina Glatz-Kremsner, escludendola così dal processo. Si tratta di un istituto del diritto di procedura penale austriaco, che in determinate circostanze consente a un imputato di uscire dal processo scontando una pena pecuniaria. Presupposto, però, è che egli ammetta la sua colpa e se ne dichiari pentito. Quando questo avviene, il processo per lui si estingue e non ne rimane traccia nel casellario penale. Per beneficiare di questo trattamento di favore, Glatz-Kremsner dovrà pagare entro due settimane 104.060 euro.

Anche Kurz avrebbe gradito una “diversione”, ma la Procura si è opposta, data la sua ostinazione a dichiararsi non colpevole. Kurz ha tutto il diritto di farlo – ed è possibile che la sentenza del processo lo dichiari non colpevole – ma non può al tempo stesso ottenere una “diversione”.

Prossima udienza domani. Sarà la giornata in cui saranno interrogati Kurz e Bonelli.

NELLA FOTO, Sebastian Kurz, di spalle al centro, mentre parla con il suo ex capo di gabinetto Bernhard Bonelli, a sinistra. Più in là, sulla destra, con la borsa al braccio, Bettina Glatz-Kremsner.

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