La vicenda giudiziaria “a fette” di René Benko è proseguita con il suo secondo processo per bancarotta fraudolenta. Parliamo dell’immobiliarista tirolese protagonista in due decenni di un’espansione prodigiosa sul mercato dell’edilizia di prestigio austriaca, europea e financo americana, espansione che lo scorso anno è improvvisamente scoppiata come una bolla di sapone. Il buco delle sue tante società, facenti capo alla holding Signa, ammonta a 27 miliardi.
Oltre all’aspetto fallimentare, di cui si stanno occupando ora i curatori, per far riavere ai creditori qualche briciola di quanto sarebbe loro dovuto, vi è, come spesso accade in casi del genere, l’aspetto penale, per i beni che il fallito, nel nostro caso René Benko, avrebbe sottratto all’asse fallimentare a proprio vantaggio.
Di questi si sta occupando la Procura anticorruzione (Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft), che, anziché riunire in unico processo tutte le ipotesi di reato imputabili all’immobiliarista, gliele sta contestando una alla volta, con distinti processi (“a fette”, appunto, come avevamo riferito in qualche precedente articolo). Nell’ultimo Benko è stato condannato a 15 mesi di reclusione, con la condizionale.
Era accusato di aver fatto sparire denaro in contanti, orologi di valore, gioielli e gemelli da polso per un valore di 370.000 euro. Nel corso del processo il collegio giudicante presieduto da Heide Maria Paul ha ritenuto che soltanto alcuni dei beni indicati nel capo d’accusa potessero considerarsi effettivamente sottratti al fallimento. E poiché, rifacendo i conti, il danno effettivo sarebbe ammontato a circa 100.000 euro, ne è conseguita una pena edittale inferiore.
Sul banco degli imputati sedeva anche la moglie Nathalie, ex modella, accusata di concorso nei reati del marito. Il Tribunale ha ritenuto che non vi fossero prove sufficienti della sua complicità e l’ha mandata assolta. L’incontro tra René Benko e la moglie ha avuto momenti di intensa commozione. L’immobiliarista è in carcere dal 23 gennaio e da allora, a differenza, per esempio, dell’ex ministro Karl-Heinz Grasser, non ha beneficiato di permessi speciali, né alla moglie è stato consentito di incontrarlo, per timore di inquinamento delle prove. L’udienza in Tribunale, perciò, è stata la prima occasione che i due hanno avuto per riabbracciarsi dopo 11 mesi.
NELLA FOTO, l’ingresso nell’aula del Tribunale di Nathalie Benko, moglie dell’immobiliarista tirolese accusato di bancarotta.
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