Domenica 11 Ottobre 2026

Il Partito socialdemocratico austriaco (in sigla Spö), che un tempo raccoglieva quasi la metà dei voti degli elettori (e, in alcuni anni, addirittura più della metà), oggi è ridotto al 15%. Parlare di panico in alcune sezioni non è esagerato. Perdere voti significa perdere potere, perdere il controllo di gangli importanti dello Stato, perdere soldi (svariati milioni, in indennità di cariche e finanziamenti pubblici). Perdere tanti voti, al punto da rappresentare soltanto il 15% dell’elettorato, significa scendere al rango di partiti marginali, come i Verdi e Neos, che non contano nulla o contano soltanto quando riescono ad essere l’ago della bilancia per formare una coalizione o per votare provvedimenti in cui sia richiesta una maggioranza di due terzi.

Il declino della socialdemocrazia austriaca ha ormai quarant’anni. Il suo inizio corrisponde alla nascita dei Verdi e alla presa del potere, nell’Fpö (il partito dell’estrema destra sovranista), di Jörg Haider. Tutto questo accadde nel 1986, quarant’anni fa, appunto. Prima Spö e Övp (Partito popolare) erano egemoni in Austria raccoglievano insieme l’80% dei suffragi, a volte il 90%. Dovevano confrontarsi soltanto con un minuscolo Fpö. Dopo quell’anno i soggetti nello scenario politico sono aumentati, anche se non si è assistito a una proliferazione di partiti come in Italia, anche grazie a una soglia di sbarramento del 4% per l’ingresso in Parlamento.

Più partiti sulla piazza e quella che si usa definire la crisi delle ideologie hanno contribuito a una continua erosione di voti socialdemocratici. L’Spö da tempo non è più il partito dei lavoratori, che ora votano per la destra sovranista, ammaliati dai messaggi rassicuranti che essa riesce a offrire. I tentativi di invertire la rotta non hanno impedito quello che appare sempre di più un naufragio.

In molti, nell’Spö, si pongono oggi la domanda che fu di Lenin: che fare? La risposta non è affatto facile e, come nel calcio, prima o poi si incomincia a mettere in discussione l’allenatore. Che, nel caso dei socialdemocratici austriaci, è il segretario Andreas Babler, da pochi mesi rieletto alla guida del partito con l’81% dei voti congressuali. Basta cambiare un leader per risalire nei sondaggi? Improbabile, ma nei passeggeri del Titanic questa potrebbe sembrare l’unica via di salvezza. Nei momenti di panico appare quasi sempre inevitabile la ricerca di un messia.

Ne parliamo qui oggi perché la sostituzione di Babler, da ipotesi giornalistica è diventata una prospettiva concreta, dopo le parole di Gerhard Zeiler, che sulla Kronen Zeitung ha annunciato la sua candidatura alla segreteria dell’Spö, dichiarando di considerarsi “la persona giusta” per guidare i socialdemocratici in difficoltà verso tempi migliori. Quasi nessuno in Italia conosce Zeiler, ma in Austria è un personaggio molto noto, più per la sua attività manageriale che per quella politica. Per quattro anni è stato il sovrintendente dell’Orf, la tv pubblica. Ma il suo lavoro si è svolto soprattutto in Germania, come direttore di Tele 5, Rtl II ed Rtl, per poi diventare per nove anni Ceo di Rtl Group e poi presidente di Warner Media International, che gestisce gli affari della holding (Cnn, Cartoon Networks, Tnt) in Europa.

Ora, a 71 anni, Gerhard Zeiler si riaffaccia sulla scena politica, autocandidandosi a prendere il posto di Babler. Non è proprio un fulmine a ciel sereno. Zeiler è socialdemocratico, in anni giovanili era stato portavoce dei cancellieri Fred Sinowatz e Franz Vranitzky. Nel passato più recente era stato indicato per ben due volte come possibile segretario dell’Spö, appoggiato soprattutto dall’ala viennese del partito. Oggi lo fa motu proprio, con la determinazione di chi intende raggiungere il traguardo.

Obiettivo non facile, ma nemmeno impossibile. Innanzitutto per difficoltà statutarie: per candidarsi alla segreteria, al di fuori di un congresso ordinario, servono circa 13.000 firme, quelle di un decimo degli iscritti, non facili da raccogliere. Poi vi sono le difficoltà politiche. La prima è che Andreas Babler non intende affatto dimettersi. Subito dopo vengono le ostilità interne al partito: Vienna spalleggia Zeiler, il Burgenland di Hans Peter Doskozil è contrario, gli altri chissà. E il sindacato, che nell’Spö è determinante, che posizione prenderà?

Gerhard Zeiler, al pari degli ex cancellieri Franz Vranitzky, Viktor Klima e Christian Kern, vengono diffamati all’interno dell’Spö come “socialisti in giacca e cravatta”. Non hanno origini operaie come i loro predecessori e sono considerati gli artefici involontari del declino dell’Spö. Babler, al contrario, si è richiamato alle radici del socialismo, resuscitando, almeno a parole, la lotta di classe. Ma non ha avuto successo nemmeno lui. Ecco perché la ricomparsa di Zeiler è guardata con interesse e curiosità, ma anche con un velo di scetticismo.

[Foto APA/Georg Hochmuth]

__________________________

AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina

https://www.facebook.com/austriavicina