Basta clandestini! Rispediamoli a casa loro! Quante volte abbiamo sentito espressioni di questo tenore nei confronti di migranti richiedenti asilo, che proprio in quanto tali non possono essere considerati clandestini? La richiesta di riportare nei loro Paesi di origine – il termine più usato ora negli ambienti di estrema destra è “remigrazione” – è posta in particolare nei confronti degli stranieri che hanno commesso reati.
Ma tra il dire e il fare il passaggio non è così semplice come sembra. Ed è questa la ragione per cui il numero dei rimpatri, anche nei Paesi con governi di estrema destra, è insignificante. Un nuovo esempio delle difficoltà che si incontrano ci è stato offerto nei giorni scorsi dal tentativo di rimpatrio dall’Austria di quattro somali, ai quali non era stato riconosciuto il diritto d’asilo.
Se n’è occupato il Ministero degli Interni, che ha organizzato un volo charter da Vienna a Nairobi, in Kenya, d’intesa con il governo tedesco, che a sua volta intendeva rimpatriare altri quattro somali. In questo modo sarebbero state condivise le spese del viaggio. Nairobi doveva essere una tappa intermedia, prima del trasferimento a Mogadiscio, capitale della Somalia.
Senonché, una volta giunta a Nairobi alla comitiva austriaca (un certo numero di poliziotti, accompagnati da funzionari del ministero, da un medico e da un osservatore per la tutela dei diritti dell’uomo) non è stato consentito di proseguire il viaggio, né di uscire dall’aeroporto. Sono stati trattenuti per 30 ore e poi rispediti a Vienna. Sono stati costretti a prendere il volo di ritorno anche tre dei quattro somali (del quarto non si hanno notizie), che, una volta giunti a Vienna, sono stati riaccompagnati al centro di permanenza per richiedenti asilo nell’Hernalser Gürtel, di cui erano stati già ospiti dal maggio scorso.
Quali le ragioni del viaggio di ritorno? Le autorità somale consentono il rimpatrio dei loro connazionali solo se sono essi a chiederlo. In caso di rimpatrio forzoso il Paese che lo impone deve ottenere prima un’apposita autorizzazione scritta da Mogadiscio. Per i quattro somali accompagnati nei giorni scorsi a Nairobi tale autorizzazione non era stata rilasciata o forse nemmeno chiesta. I funzionari del Ministero erano convinti di poter trovare una soluzione sul posto, mettendo il governo somalo davanti al fatto compiuto. Si sbagliavano di grosso. Come abbiamo detto, tre dei quattro somali e la folta comitiva che li accompagnava sono dovuti risalire sull’aereo charter e ritornare a Vienna con le pive nel sacco.
A questo punto molti si sono chiesti chi avesse organizzato così dilettantisticamente il viaggio (i somali partiti dalla Germania, al contrario, sono stati accettati) e quanto fosse costata l’operazione. Non esistono informazioni al riguardo, ma una stima è possibile, grazie a un precedente in Germania. In quel caso il ministro degli Interni tedesco era stato costretto a comunicare il costo della spedizione nella risposta a una interrogazione parlamentare: 390.000 euro, tra noleggio del charter e rimborsi spese al personale impiegato.
Indubbiamente 390.000 euro sono tanti per il rimpatrio – o la “remigrazione” – di 4 (quattro) stranieri richiedenti asilo, ma sono tantissimi se nel prezzo è compreso anche il volo di ritorno.
NELLA FOTO, pubblicata dal quotidiano “Der Standard”, il decollo dall’aeroporto Vienna-Schwechat dell’aereo noleggiato per riportare in patria quattro somali.
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