Mercoledì 28 Febbraio 2024

10.04.19 Leopard 2A4 (foto A. Schafler)Sono pochi a saperlo, ma l’esercito austriaco non è mai stato numericamente forte, nemmeno nei tempi migliori, quelli della monarchia absburgica. Aveva magari “uomini di ferro su navi di legno”, ma pochi uomini. Forse esagerando un po’, qualcuno afferma che disponesse più di bande militari, che di reparti operativi. Ebbene, tra poco non avrà più nemmeno le bande. Il Ministero della difesa è al verde. I pochi soldi in cassa bastano appena per pagare gli stipendi, per la gestione delle caserme e a nient’altro.

Stando così le cose, l’esercito austriaco non sarebbe attualmente in grado di “gestire crisi internazionali con azioni di combattimento”, di assolvere alla “difesa del territorio nazionale”, di fornire contributi “alla difesa dell’Unione europea”. Anche l’addestramento militare dovrebbe essere svolto “con grandi limitazioni dei compiti”.  Le frasi tra virgolette sono estrapolate da un documento che il capo di stato maggiore della difesa, il generale Edmund Entachter, ha sottoposto al consiglio di valutazione della riforma dell’esercito, presieduto dal ministro della difesa Norbert Darabos. Si tratta di un documento riservato, che, come spesso accade in questi casi, qualcuno ha fatto scivolare fuori dal cassetto ed è apparso ora sul settimanale economico “Format” sotto il titolo “Mission impossible”.

In Austria non esistono forze armate distinte, come in Italia e in altri Paesi Nato. La Marina non esiste, l’Aeronautica è parte integrante dell’esercito e il gen. Entachter è a capo di tutto. Quello che ha scritto perciò conta molto. E contano anche i dettagli inseriti in quel documento dal suo vice, il generale di divisione Othmar Commenda, secondo il quale, per esempio, soltanto la metà dei carri armati sono attualmente funzionanti (più esattamente il 55,3%) e soltanto il 36,6% dei mezzi blindati.

La situazione si è aggravata dopo i tagli al bilancio dello Stato resisi necessari per rientrare nei parametri di Maastricht. Il governo austriaco non è stato capace di fare delle scelte e così ha tolto un po’ a tutti. Al Ministero della difesa toglierà nel 2011 80 milioni, che nel 2012 diventeranno 129,5. Il bilancio della difesa si aggira su poco più di 2 miliardi, da cui però devono essere detratti 217 milioni all’anno, le rate dovute per l’acquisto di 15 caccia-intercettori Eurofighter.

Le esigenze di investimento per garantire un minimo di operatività, secondo lo stato maggiore, ammonteranno di qui al 2019 a 9,5 miliardi di euro. Ma il budget a disposizione in questo arco di tempo varierà tra gli 8,8 e gli 8,3 miliardi (a seconda che vengano computate o meno le rate per i costosissimi Eurofighter). In un caso o nell’altro, mancherebbe quasi un miliardo, il che significa per l’esercito nessuna capacità operativa e semplice amministrazione e gestione delle truppe e degli armamenti.

Che cosa comporti tutto ciò lo dice chiaro e tondo Eduard Paulus, presidente dell’associazione degli ufficiali: “Caserme in degrado, nessuna esercitazione della milizia territoriale, armi e mezzi obsoleti, ingiustificati compiti di assistenza al confine”. Il gen. Paulus si riferisce all’impiego di truppe lungo il confine ungherese, dopo la cessazione di controlli ai valichi per gli accordi di Schengen: impiego dispendioso quanto inutile (i clandestini fermati finora si contano sulle dita di una mano), ma che risponde a esigenze di consenso politico (la presenza militare sul territorio tranquillizza la popolazione). Un esempio di caserme in stato di abbandono è la “Kevenhüller” di Klagenfurt, che ospita il Jägerbattalion 25 (paracadutisti): si trova nelle condizioni in cui era 70 anni fa.

Per un generale Paulus che parla, molti altri tacciono. “C’è un clima di ansia – spiega Gerhard Karner, esperto militare già membro della commissione di riforma dell’esercito – e nessuno osa esprimersi”. Per paura o piuttosto per sfiducia in un ministro della difesa che è stato obiettore di coscienza e sembra non essersi ben reso conto di quali siano i suoi compiti.

Nella foto Schafler, i carri Leopard in dotazione all’esercito austriaco. Attualmente solo poco più della metà sono operativi.

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