Lunedì 8 Dicembre 2025

Vienna si distingue per i servizi che offre ai suoi cittadini (a cominciare dalla superlativa rete di trasporti pubblici), per il welfare, per il sostegno all’integrazione degli immigrati, di gran lunga superiore a quello degli altri Länder. Ma fino a quando potrà continuare a farlo? È una domanda lecita, che gli stessi amministratori comunali si sono posti, esaminando i conti, che nel 2026, nonostante il freno imposto alle spese, segneranno un deficit di 2,6 miliardi. Di conseguenza il debito complessivo salirà a 17,5 miliardi.

La parola d’ordine dell’assessora alle Finanze, Barbara Novak (Spö) è risparmiare, ma senza che ne soffrano i settori dell’edilizia abitativa e delle prestazioni socio-assistenziali. Quindi, tagli alle spese (i contributi, a prescindere dalla loro destinazione, saranno ridotti del 15%), ma, ahimè, anche tasse in più.

Sarà aumentato il contributo di lavoratori e datori di lavoro per l’edilizia dallo 0,50 allo 0,75%, con un aumento del 50%, che porterà nelle casse del Comune 190 milioni. Le tariffe del sistema “park and ride” (si lascia l’auto nei parcheggi alla periferia della città e si prosegue con mezzi pubblici, a prezzi molto contenuti) subiranno un ritocco all’insù del 7%. Chi chiederà l’intervento dei vigili del fuoco o dell’ambulanza senza giustificate ragioni dovrà pagare di più, così come si dovrà pagare di più per particolari servizi offerti dal Comune, come la celebrazione di matrimoni civili in location di campagna alla periferia della città.

Quelle indicate sono briciole, che contribuiranno solo in parte modesta a riequilibrare i conti. Daranno risultati maggiori, invece, i tagli alla cosiddetta “Mindestsicherung”, ovvero gli aiuti in denaro o nel pagamento degli affitti per persone con redditi insufficienti o senza reddito. Qui il Comune dovrebbe risparmiare circa 200 milioni, che dovrebbero venire soprattutto dal taglio degli aiuti ai titolari di permesso di soggiorno per protezione sussidiaria: in futuro potranno contare soltanto, come negli altri Länder, sulla “Grundversorgung”, termine con cui vengono indicate le misure per coprire le esigenze giornaliere di vita (alloggio, cibo, vestiario, cure mediche ecc.).

Un altro taglio di spesa verrà dal settore sanitario. Tutti i programmi di costruzione o ristrutturazione di impianti sanitari, se non già in corso, saranno rinviati a tempi migliori. Ma anche i progetti in altri settori non sanitari saranno per il momento accantonati. Per sperare di far accettare queste misure ai viennesi, anche la “casta” tirerà un po’ la cinghia: saranno ridotti i contributi alle “accademie” dei partiti (sono quelle istituzioni che in Austria affiancano ciascun partito, con il compito di formare i quadri).

Lo sforzo per far quadrare i conti è stato grande, ma, come si vede, insufficiente. Senza misure più drastiche la situazione in futuro non potrà che peggiorare, perché sarà sempre più ingombrante e gravosa la fetta di bilancio destinata a pagare gli interessi sui mutui contratti.

NELLA FOTO, Barbara Novak, da giugno assessora alle Finanze del Comune di Vienna.

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