Mercoledì 22 Maggio 2024

17.08.13 Horn (Bassa Austria), caserma RadetzkyUna recluta di 19 anni è morta di caldo – o almeno così s’era creduto in un primo momento – durante una marcia di esercitazione. È accaduto alcuni giorni fa a Horn, cittadina del Waldviertel (Bassa Austria) a un centinaio di chilometri da Vienna. La Procura dello Stato di Krems, competente per territorio, ha aperto un’inchiesta. L’accusa, per il momento “contro ignoti”, è di omicidio colposo aggravato: il sospetto è che il decesso del ragazzo, Toni P.,  sia avvenuto per negligenza di chi aveva la responsabilità dell’esercitazione e che si sarebbe potuto evitare, se solo si fosse tenuto conto del caldo torrido della giornata, se il malessere denunciato dalla recluta fosse stato ascoltato e se i soccorsi fossero stati più tempestivi e appropriati.

La giovane vittima aveva preso servizio meno di un mese fa nel battaglione “della Guardia”, di stanza a Vienna. Si trovava nella caserma di Horn, intitolata al feldmaresciallo Radetzky, con le altre reclute, per l’addestramento di base. Ricordiamo che l’Austria è uno dei pochi Paesi in Europa dove vige ancora il servizio di leva (soltanto per i maschi) della durata di 6 mesi, dedicati esclusivamente all’addestramento, al termine dei quali, quando il militare sarebbe finalmente operativo, viene congedato.

L’altro giorno il reparto aveva in programma una marcia di 15 chilometri, con temperatura dell’aria superiore ai 30 gradi e il sole a picco. In una marcia analoga, il giorno prima, venti militari erano svenuti prima di portarla a termine. Il comandante del reparto ne aveva tenuto conto, consentendo alle reclute di indossare soltanto la canottiera, di procedere a un’andatura non veloce (in testa alla colonna era stato messo il soldato più lento), di fare frequenti soste e aveva distribuito a tutti bottigliette di acqua minerale.

Il giovane poi deceduto aveva segnalato subito di non sentirsi bene, ma i superiori non ne avevano tenuto conto. Dopo soli tre chilometri, però, Toni P. si era accasciato al suolo, privo di conoscenza. Anziché chiedere subito l’intervento di un medico, era stato portato in caserma, dove però le sue condizioni si erano aggravate, tanto che più tardi era stato trasferito nel locale ospedale, con una febbre corporea di 44 gradi, che ne aveva poi causato la morte.

Inizialmente il decesso era stato attribuito a una infezione batterica, quasi a voler escludere un nesso di causalità con la marcia e il caldo. Tale ipotesi, tuttavia, era stata esclusa dall’autopsia. Le successive analisi del sangue avevano invece rivelato che Toni P. era stato colpito da una grave infezione, da cui la febbre elevata che aveva cagionato una sepsi.

La Procura dello Stato, come si è detto, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Dovrà chiarire, tra l’altro, dove Toni P. abbia preso l’infezione, perché nessuno dei suoi superiori abbia riconosciuto la gravità del suo stato e perché la catena dei soccorsi non abbia funzionato.

Nel frattempo, anche l’autorità militare ha avviato due indagini parallele, affidandole ad altrettante commissioni. La prima dovrò fare luce sulle circostanze della morte della recluta. La presiederà il presidente del Tribunale di Salisburgo, Hans Rathgeb, che è anche generale della milizia. La seconda, affidata al generale di divisione Günter Höfler, dovrà verificare se nell’attività addestrativa siano state rispettate tutte le prescrizioni.

Il ministro della Difesa, Hans Peter Doskozil, ha rilasciato interviste alla radio e alla tv, assicurando che sulla vicenda sarà fatta piena luce. Ha anche esortato le forze politiche a non servirsi di questa tragedia per strumentalizzazioni elettorali (in Austria si vota il 15 ottobre). Tutti i partiti hanno accolto l’invito. Il Partito liberalnazionale (Fpö) e i Neos hanno deciso di rinviare ogni discussione  a dopo la conclusione delle inchieste in corso.

 

NELLA FOTO, il piazzale della caserma “Radetzky”, a Horn, durante una cerimonia solenne dell’ammaina bandiera, con i reparti schierati in armi. Fino allo scorso anno la caserma era inserita nell’elenco di quelle destinate alla chiusura, decisione che è stata revocata nel settembre scorso dal nuovo ministro della Difesa Doskozil. Alla “Radetzky” prestano servizio oltre 150 quadri e ospita 230 reclute che si rinnovano ogni sei mesi.

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