Mercoledì 22 Maggio 2024

Ormai nel mondo si celebrano quotidianamente “giornate” dedicate a questo o a quello. Domani tocca ai ghiacciai e, più che una celebrazione, sembra un funerale. È la giornata dedicata a un ambiente che presto non ci sarà più, perché non ci saranno più i ghiacciai. Lo vediamo con i nostri occhi, assistendo alla precarietà dei poli sciistici, che proprio in questi giorni inaugurano la stagione turistica invernale, ma che devono tutti fare i conti con scarsità di neve, temperature sopra la media stagionale, giornate di pioggia.

Un tempo la presenza rassicurante dei ghiacciai consentiva di sciare anche d’estate. Ora non più. L’unico lembo di ghiacciaio ai piedi del monte Forato, in Friuli, utilizzato per lo sci estivo non c’è più da qualche decina di anni.

In Austria i ghiacciai dove si poteva anticipare la stagione sciistica a settembre e concluderla a giugno sono otto: cinque in Tirolo (Stubai, Kaunertal, Hintertux, Pitztal, Sölden), uno nel Salisburghese (Kitzsteinhorn), uno in Carinzia (Mölltaler Gletscher), uno sul Dachstein, al confine tra Stiria e Alta Austria. Ora la situazione è cambiata e quest’anno per la prima volta gli operatori del Dachsteiner Gletscher hanno gettato la spugna, rinunciando a far funzionare gli impianti in autunno.

In luglio eravamo saliti sulla Bischofsmütze, nel settore centrale del Dachsteingruppe, e da lassù avevamo avuto una vista privilegiata sul settore orientale, più elevato e da sempre protetto da un manto di ghiaccio. Questa volta di quella coltre bianca erano rimaste soltanto un paio di “macchie” qua e là. Tutto intorno la roccia era scoperta.

Non è solo una questione di ghiaccio e neve che mancano. È soprattutto la difficoltà di mantenere operativi gli impianti di risalita, i cui piloni non sono cementati alla roccia, ma fissati al ghiaccio. Se il ghiaccio si ritira, occorre ricollocare i piloni con un lavoro complicato e costoso. Se il risultato regge per qualche anno ok, ma se dopo un anno si deve ricominciare daccapo il gioco non vale la candela. Sul ghiacciaio del Dachstein i piloni erano tre. Ripiantarli sarebbe costato alcune centinaia di migliaia di euro, senza avere la certezza di non dover ripetere l’operazione il prossimo anno.

La situazione non è migliore negli altri comprensori di alta quota. L’Università di Erlangen-Norimberga stima che i ghiacciai dell’arco alpino abbiano perso tra il 2000 e il 2014 un sesto del loro volume: 1,3 miliardi di tonnellate di ghiaccio che se ne sono andate ogni anno. La situazione è peggiore in Austria, dove in soli dieci anni, tra il 2006 e il 2016, il ghiaccio è calato di un quinto. I ricercatori dell’Accademia austriaca delle scienze hanno stimato che la superficie dei ghiacciai si abbassi ogni anno di un metro e che la velocità di scioglimento si sia triplicata rispetto al secolo scorso.

Uno degli otto ghiacciai austriaci è quello di Hintertux, l’unico dove si è continuato a sciare anche in questa estate, ma forse per l’ultima volta. In luglio erano apparse immagini dove sembrava che gli sciatori facessero sci d’acqua. Impossibile continuare così. Del resto, miglioramenti climatici non sono in vista. La situazione non migliorerà, anzi peggiorerà. I ricercatori climatici sono convinti che entro la fine del secolo la temperatura sul globo terrestre salirà mediamente di 2 gradi e per quel giorno – che alcuni di noi non vedranno – i ghiacciai austriaci saranno completamente scomparsi.

NELLA FOTO, l’Hoher Dachstein, nel settore orientale del gruppo, fotografato dalla vetta della Bischofsmütze. Del ghiacciaio che fino a pochi anni fa ricopriva il versante nord sono rimasti soltanto pochi lembi.

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