Domenica 11 Ottobre 2026

I Wiener Symphoniker compiono quest’anno 125 anni e, per festeggiare l’evento, hanno deciso di trasferire a Trieste il loro tradizionale festival di primavera. Se finora si era chiamato “Primavera a Vienna”, nell’edizione speciale del 2025 si chiama “Primavera da Vienna”. Perché da Vienna i Symphoniker hanno voluto trasferire le loro note a Trieste.
Lo avevano già fatto una volta nel 1902, ma allora “giocavano in casa”, per così dire. A quell’epoca Trieste era ancora una città dell’impero. Quest’anno, invece, si tratta di una trasferta all’estero, benché nell’Europa di oggi, con studenti Erasmus che viaggiano da un Paese all’altro, con frontiere aperte, con una moneta unica, il concetto di “estero” abbia assunto un significato diverso.
In ogni caso Trieste non è più una città dell’Austria e la scelta dei Symphoniker di tenervi il loro festival annuale suggerisce un desiderio di incontro e di vicinanza che supera i confini politici. Di solito, in questi casi, la tentazione di parlare di musica come strumento di pace che affratella i popoli è forte, ma sappiamo che non è così. O non sempre è così. Molto spesso la musica è stata ed è un fattore di divisione.
Wagner, protagonista ieri sera del primo concerto dei Symphoniker al Politeama Rossetti, è certamente un compositore divisivo, idolatrato dal nazismo e per lungo tempo bandito nello Stato di Israele. Ma i 125 anni della celebre orchestra viennese racconta un’altra storia, che non è affatto divisiva. È una storia di promozione della cultura musicale, al di là delle diversità nazionali e del ceto sociale di appartenenza, e apertura verso le nuove sperimentazioni, a prescindere da dove esse provengano.
In questo senso può essere illuminante scorrere i nomi degli attuali componenti dell’orchestra. Vi si ritrovano austriaci e tedeschi, naturalmente, ma anche altri che rivelano origini dell’Est Europa o di Paesi mediterranei. Alcuni nomi provengono dall’estremo oriente. Ci ha incuriosito una Monika Buineviciute, primo violino. Se fosse friulana il cognome significherebbe “buona vecchietta”, ma invece sappiamo che è lituana.

Sul palco del Rossetti, ieri sera, non è salita soltanto un’orchestra viennese, ma un pezzo di mondo, in grado di “suonare insieme”, come il nome di “Symphoniker” vorrebbe suggerirci. Una unione di tante voci diverse che diventa metafora di convivenza nei tempi difficili che stiamo vivendo, come ha ricordato in uno splendido discorso di saluto Veronica Kaup-Hasler, assessora alla cultura del Comune di Vienna. In tempi di crisi globali, di epidemie, di guerre (anche sul suolo europeo) più che mai abbiamo bisogno di cultura, per la quale “ogni centesimo speso – sono le parole usate da Kaup-Hasler – è speso bene”.
Siamo convinti che sia così e la presenza dei Wiener Symphoniker a Trieste ci ha confermato in questa convinzione. Ieri sera, il primo concerto, ha proposto al pubblico brani di Verdi e, come dicevamo, Wagner. Questa sera sarà la volta di Mozart, con la Sinfonia Praga, e di Mahler, con la Sinfonia n. 4. Domani il festival si concluderà con un concerto dedicato quasi per intero a Johann Strauss figlio, di cui quest’anno l’Austria celebra il 200. della nascita.

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