L’estrema destra sovranista, rappresentata in Austria dall’Fpö, sta dilagando nei sondaggi. Il fenomeno è presente anche in altri Paesi europei, ma in Austria ha raggiunto dimensioni tali da rendere impossibile in futuro una coalizione di altri partiti, anche eterogenei tra loro, che escluda l’Fpö dal governo.
Nell’ultimo sondaggio realizzato dal Market Institut di Linz, per conto del quotidiano Der Standard, l’Fpö sale al 38%, quasi il 10% in più dei voti ricevuti alle elezioni del 2024. Nessun altro partito supera ormai la soglia del 20 per cento, compresi quello popolare (Övp) e quello socialdemocratico (Spö), che fino agli anni ’80 raggiungevano insieme l’80% e a volte addirittura il 90% dell’elettorato. Tempi lontani. Oggi nei sondaggi l’Övp crolla dal 26,8 al 18 per cento, l’Spö dal 21,1 al 17 per cento. Nel sondaggio del Market Institut i partiti minori risultano come segue: Neos al 10% (dal 9,1% delle elezioni del 2024), Verdi al 12% (dall’8,2%), Kpö (Partito comunista) al 3% (dal 2,4).
L’Austria tornerà al voto nell’autunno del 2029, salvo crisi politiche ed elezioni anticipate. Ciò significa che, se l’orientamento degli elettori rimarrà invariato, sarà molto difficile mettere in piedi una coalizione di governo senza l’Fpö. Attualmente la maggioranza che governa l’Austria è composta da Övp, Spö e Neos. Insieme superano il 76%.
Una coalizione a tre ha vita difficile, perché impone compromessi tra forze politiche molto diverse. Regge, perché l’alternativa sarebbero elezioni anticipate da cui uscirebbero ulteriormente penalizzate. Ma stando al recente sondaggio Övp-Spö-Neos non avrebbero la maggioranza. Dovrebbero imbarcare anche i Verdi. I conti tornerebbero dal punto di vista aritmetico, ma non da quello politico. Sarebbe inevitabile un governo guidato dall’Fpö, con Herbert Kickl. O, in alternativa, nuove elezioni che aprirebbero una crisi politica paralizzante.
C’è da chiedersi il perché del successo dell’estrema destra. I suoi principali cavalli di battaglia – immigrazione e misure anti Covid – oggi contano poco. In particolare l’arrivo di stranieri è ai minimi storici. Gioca a suo favore l’essere all’opposizione, dove si può dire di tutto e il contrario di tutto. Herbert Kickl è un maestro in questo campo, come lo era ai tempi in cui scriveva i discorsi per Jörg Haider e Heinz Christian Strache. Il governo, al contrario, è alle prese con difficoltà economiche dovute in parte a fattori esterni (dalla guerra in Ucraina e i dazi farneticanti di Donald Trump, per non parlare della guerra all’Iran) e alla necessità di ridurre il deficit di bilancio, che significa più tasse e più tagli alla spesa.
In questo orientamento dell’elettorato contano, naturalmente, anche fattori personali. Kickl è un abilissimo oratore, inventore di un linguaggio che è entrato nel vocabolario di ogni giorno. Christian Stocker e Andreas Babler, segretari rispettivamente dell’Övp e dell’Spö, non reggono al confronto e non si vedono all’orizzonte esponenti che possano rimpiazzarli. Non stupisce, pertanto, che nel sondaggio fittizio sull’elezione del cancelliere (fittizio, perché in Austria non c’è un’elezioni diretta del capo del governo, che viene designato dal Presidente della Repubblica), Kickl sia largamente in testa con il 34%, seguito da Stocker al 15 e Babler al 9 per cento.
NELLA FOTO di APA/Helmut Fohringer, il leader dell’estrema destra, Herbert Kickl (Fpö), all’ambone degli oratori; al suo fianco, il vicecancelliere Andreas Babler (Spö) e il cancelliere Christian Stocker (Övp).
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