Martedì 14 Aprile 2026

“Ordine anziché divisione”, questo lo slogan con cui nel Vienna Exhibition Center si è svolto il 47. Congresso ordinario dell’Spö, il Partito socialdemocratico. Un migliaio i presenti, di cui 607 i delegati con diritto di voto. Un solo candidato alla segreteria, l’uscente Andreas Babler, che è anche vicecancelliere nel governo Stocker.

Non c’erano candidature alternative. Quella di Christian Kern, già segretario del partito e cancelliere, era stata ritirata due settimane fa. Nessun confronto, dunque, nessun dibattito acceso (in questi casi, quando i candidati sono più d’uno, si parla di “Kampfabstimmung”), soltanto la curiosità di vedere con quale percentuale Babler sarebbe stato confermato alla guida del partito. Lo spoglio delle schede a tarda sera gli ha attribuito l’81,5%. Non è il successo del precedente congresso, che lo aveva premiato con l’88,8%, ma neppure l’insuccesso della sua predecessora, Pamela Rendi-Wagner, che nel suo ultimo congresso si era dovuta accontentare del 75%.

Superando la soglia dell’80 per cento Babler può considerarsi in parte soddisfatto. Lo slogan che richiamava alla compattezza non è stato rispettato come Babler sperava. Quasi il 20% dei delegati ha preso le distanze dal leader pro tempore dei socialdemocratici austriaci e ciò è apparso ancor più evidente dal risultato del voto per i membri della direzione nazionale dell’Spö, che hanno ricevuto tutti oltre il 90% dei consensi.

I tempi per le socialdemocrazie sono difficili ovunque e lo sono in particolare in Austria, considerando le numerose sconfitte nelle recenti elezioni e i dati sconfortanti (per l’Spö) nei sondaggi. Il morale della base è sotto i tacchi. Babler ha cercato di ridare coraggio ai “compagni”, richiamandosi ai temi cari alla socialdemocrazia, dalla tassa sui patrimoni, alla scuola pubblica, ma anche all’immigrazione da regolarizzare, per sottrarre questo campo alla propaganda di destra.

In politica estera ha condannato la guerra di Usa e Israele all’Iran, in violazione del diritto internazionale, e, pronunciando parte del suo discorso in inglese, ha garantito il suo appoggio, per quel che può valere, alle forze di sinistra negli Usa e in Ungheria. Ha rilevato come Donald Trump sia diventato un modello per l’Fpö, il partito dell’estrema destra, che da tempo è primo nei sondaggi e alle ultime elezioni, dichiarando che “non abbiamo bisogno di un Trump all’austriaca”.

Ad ascoltarlo della vecchia guardia erano presenti solo l’ex cancelliere Franz Vranitzky e l’ex sindaco di Vienna Michael Häupl. Presenti tutti i leader dell’Spö dei vari Länder, meno il governatore del Burgenland, Hans Peter Doskozil, fiero avversario di Babler, di cui si è notata l’assenza. C’era anche Peter Kaiser, che si è dimesso di recente dalla guida della Carinzia e che è visto come l’ultimo “compagno” ad aver portato al successo l’Spö nel suo Land. Il congresso gli ha tributato un lungo applauso. Presente, ma solo in video, anche la nostra Elly Schlein, che ha inviato i suoi migliori auguri ai socialdemocratici austriaci.

Notati gli applausi con cui i delegati hanno salutato Markus Marterbauer, ministro delle Finanze, capace di tenere in ordine i conti dello Stato anche in tempi difficili, un po’ come il nostro Giorgetti. Qualcuno ha voluto leggervi quasi un pronostico, per chi in futuro potrebbe prendere in mano le redini dell’Spö e salvarlo dall’inarrestabile declino. Marterbauer, del resto, è al terzo posto nell’indice di fiducia degli austriaci (mentre Babler è al quart’ultimo). Ma forse è un’ipotesi che è prematuro prendere in considerazione.

NELLA FOTO, di Tobias Steinmaurer (Kleine Zeitung), Andreas Babler festeggia la sua rielezione alla segreteria dell’Spö.

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