Domenica 14 Giugno 2026

 

Janko Smrečnik è il portiere del Sak Klagenfurt, squadra di calcio che milita nella Kärntner Liga (quarta serie nel mondo calcistico austriaco). Durante l’ultima partita contro l’Atus Ferlach, conclusasi con il pareggio di 1 a 1, è stato ammonito da un assistente dell’arbitro, Eric Erlbeck, che gli ha consegnato un cartellino giallo.

Per quali ragioni? Gioco scorretto? Falli reiterati? Parole offensive all’arbitro? Ritardi nel gioco? No, Janko Smrečnik è stato ammonito semplicemente perché si era rivolto a un giocatore della squadra avversaria in lingua slovena. Le sue parole sono state udite da Erlbeck, che si è immediatamente girato verso i due, intimando loro di parlare in tedesco. “Su questo campo di calcio si parla tedesco”, avrebbe detto testualmente, allungando quindi un cartellino giallo al portiere.

I giocatori di entrambe le squadre sono rimasti senza parole. Sono intervenuti i dirigenti, per spiegare che la squadra di Smrečnik è bilingue. La sigla Sak significa, infatti, “Slowenischer athletik Klub”. L’Atus Ferlach non è bilingue, ma molti suoi giocatori lo sono, perché ha sede nella fascia meridionale della Carinzia, dov’è presente una minoranza di lingua slovena.

Forse l’assistente, che vive nel Tirolo Orientale, questo non lo sapeva, ma ciò non toglie che il suo atteggiamento abbia dell’incredibile. Se, per esempio, sul campo di calcio avesse giocato l’Udinese (che, guarda il caso, quest’anno per il suo ritiro estivo ha scelto Lienz, capoluogo proprio di quel Tirolo orientale da cui viene Erlbeck), i nostri giocatori avrebbero dovuto parlare in tedesco, anziché in italiano, e, non essendo quasi nessuno in grado di farlo, sarebbero stati tutti ammoniti?

Eric Erlbeck è stato irremovibile. Non ha ceduto alle insistenze della squadra, neppure a quelle della squadra avversaria, che aveva solidarizzato con il Sak Klagenfurt. L’ammonizione è stata mantenuta e Smrečnik si trova ora sul groppone un cartellino giallo, che a una prossima ammonizione potrebbe portarlo all’espulsione.

Il portiere ha accolto con sconcerto e amarezza la decisione arbitrale e alla conclusione del primo tempo di gioco voleva abbandonare il campo. I dirigenti della società erano d’accordo con lui e avevano anche valutato l’ipotesi di ritirare tutta la squadra. Alla fine hanno deciso di restare, per rispetto nei confronti dei giocatori dell’Atus Ferlach.

Il comportamento dell’assistente dell’arbitro è un inquietante segnale di un rigurgito di nazionalismo antisloveno, che sembrava consegnato alla storia, dopo le battaglie per la segnaletica bilingue degli anni ’70 e la politica di Jörg Haider, che sognava una Carinzia in cui si parlasse solo tedesco. Tanto più inquietante se si considera la recente operazione di polizia – con grande spiegamento di uomini, cani, droni e addirittura un elicottero – per controllare un campeggio antifascista in corso a Peršmanhof, il villaggio dove nell’aprile del 1945 i nazisti assassinarono 11 abitanti e dove un piccolo museo ricorda quel tragico evento.

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