Giovedì 12 Febbraio 2026

Ahmadi G., il siriano di 23 anni che sabato si è lanciato tra la folla di Villaco, brandendo un coltello e cercando di “uccidere più persone possibili”, è stato trasferito nel carcere di Klagenfurt. Nei suoi confronti pesa l’accusa di omicidio e tentato omicidio plurimo. Il giovane immigrato, infatti, ha colpito mortalmente un ragazzo di 14 anni, che il destino aveva messo casualmente sulla sua strada, e ha ferito altre cinque persone. Due di esse, entrambe di 15 anni, si trovano ancora in terapia intensiva, ma non in pericolo di vita.
Se non ci sono state altre vittime e se è stato possibile arrestare l’attentatore già a pochi minuti dal fatto, lo si deve ad Allaaeddin Alhalabi, un rider di 42 anni, lui pure siriano, che sabato si era trovato nella zona dell’attentato. Stava scendendo con l’auto nella Hauptplatz di Villaco dal ponte sulla Drava e, vedendo il connazionale con il coltello e le persone già ferite, non aveva esitato un attimo a investire con la sua auto l’accoltellatore. Già poche ore dopo i siti web dei media austriaci lo avevano definito “eroe del giorno”, ma, per quanto possa sembrare assurdo, ora anche lui dovrà rispondere penalmente del suo gesto coraggioso: è indagato, infatti, per lesioni personali gravi, quelle causate ad Ahmadi G. con l’auto della ditta.
L’episodio di sabato ha suscitato emozione e rabbia in tutta l’Austria. Lo si poteva evitare? Dalle prime indagini risulterebbe che Ahmadi G. si fosse radicalizzato soltanto negli ultimi tre mesi, seguendo un predicatore fanatico su TikTok. Per questo da più parti si chiede un maggiore controllo dei social media, che ormai sembrano essere il luogo principale se non unico di diffusione del fanatismo islamico.
Per questa ragione il governatore della Carinzia, Peter Kaiser, ha chiesto oggi, al termine di una riunione dedicato appunto alla sicurezza, una supervisione sistematica delle piattaforme social. Nel corso del vertice sono state avanzate anche altre proposte, per ottenere una migliore integrazione degli immigrati. In primo luogo corsi obbligatori di un anno per apprendere la lingua tedesca e i valori del sistema democratico occidentale.
Si è parlato anche di un “Kärntner Integrationsvertrag” (una sorta di “patto per l’integrazione”), che ricorda iniziative analoghe già assunte nel Vorarlberg. Esso prevedrebbe che le prestazioni sociali di cui beneficiano gli immigrati siano collegate ai progressi nel processo di integrazione e allo svolgimento di lavori socialmente utili: in altre parole, trattamenti migliori per chi impara il tedesco e si integra e sanzioni (riduzione degli indennizzi) per chi non lo fa.
È stato deciso anche lo sgombero del centro che ospita immigrati a Villach-Langauen. Attualmente sono 79 persone, di cui 39 bambini. Saranno trasferiti altrove, ma non si sa bene dove. Anche la ragione del provvedimento non è chiara, visto che Ahmid G. non figurava tra gli ospiti del centro, ma aveva preso in affitto un appartamento. Lo sgombero, pertanto, sembrerebbe motivato soltanto dal desiderio di far vedere che ci si dà da fare, anche se non se ne scorge l’utilità.

NELLA FOTO, il centro di permanenza di immigrati di Villach-Langauen, che sarà sgomberato, benché l’attentatore non ne fosse ospite.

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