Sabato 20 Aprile 2024

IMG_2074 - CopiaDomenica, maledetta domenica. O benedetta domenica? Giornata di riposo dedicata al Signore (Dominus) o dedicata semplicemente al tempo libero, da godersi magari prendendo il sole su una spiaggia? Entrambe le ipotesi sono valide, come ci viene suggerito con abbondanza di esemplificazioni da una singolare mostra allestita in questi giorni a palazzo Metternich, sede dell’Ambasciata d’Italia a Vienna.

Domenica in tedesco si dice Sonntag, ossia “giorno del sole”. Così era chiamato in epoca precristiana. Ma, al di là della differente origine del nome nelle due lingue, la festività domenicale rappresenta per entrambi i Paesi, l’Italia e l’Austria, una giornata libera da impegni di lavoro, con tutti i suoi rituali religiosi e non religiosi.

Una giornata di riposo, dunque? Sì e no, risponde Marcello Farabegoli, curatore della mostra. Se il concetto di tempo libero – cioè di un tempo a disposizione dell’uomo per dedicarsi liberamente ai suoi bisogni individuali – è un prodotto dell’era moderna, già gli antichi avevano concepito l’esigenza di uno spazio temporale libero da impegni, che le classi superiori potevano dedicare alla riflessione e alla filosofia e gli schiavi e la plebe ai giochi olimpici, a quelli circensi o alle feste.

Oggi le giornate di riposo sono consacrate dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e sono ancorate nelle Costituzioni di quasi tutti gli Stati. E pur tuttavia il concetto di riposo ha subito una graduale distorsione. Non più un tempo da dedicare a se stessi, ma un tempo di riposo per recuperare le forze ed essere quindi pronti a riprendere il lavoro il giorno dopo. Il tempo libero a servizio del tempo lavorativo, dunque.

E, conseguentemente, un tempo libero sempre meno libero. Senza che ce ne accorgessimo è diventato un tempo “operoso”, condizionato dall’industria del… tempo libero, delle vacanze, della cultura. In altre parole, il tempo libero come nuovo ramo dell’economia.

Questa incapacità di “oziare” è legata in qualche modo alla nevrosi dei giorni nostri. Farabegoli cita in proposito Viktor Frankl. “L’uomo nevrotico – aveva scritto il grande neurologo – cerca di fuggire dalla vita significativa nella vita lavorativa. Soltanto nel tempo libero, alla domenica, emerge la completa mancanza di contenuti, di scopi, di significati della sua esistenza, che egli cerca di mascherare con le occupazioni del weekend. Il ‘nevrotico della domenica’ cerca di coprire il vuoto della sua vita con feste, sport, la cultura stessa, quanto serve perché il suo sistema nervoso sia stimolato e lui possa identificarsi con eroi fittizi”. Non è un caso che Frankl fosse austriaco ed ebreo come Freud, quasi che l’essere austriaco ed ebreo costituisca una predisposizione a indagare nei meandri della psiche e dell’animo umano.

Il discorso rischia di farsi complicato ma, come spesso accade, gli artisti nelle loro opere e con la loro creatività riescono a esprimere con immediatezza e semplicità concetti che altrimenti sarebbero difficili da spiegare. È quel che accade con la mostra di palazzo Metternich, dove sono esposte alcune gigantografie fotografiche di Massimo Vitali, 32 disegni di Aldo Giannotti e installazioni di Pablo Chiereghin. Sono tutti artisti italiani (rispettivamente di Como, di Genova e di Adria), noti a livello internazionale.

Opere di Vitali sono esposte al Centre Pompidou, alla Fondation Cartier, al Musée d’art moderne di Parigi, al Museo Nacional Reìna Sofia di Madrid, al Museum of contemporary art di Denver e al Gugggenheim Museum di New York, solo per citarne alcuni. A Vienna è rappresentato dalla galleria Ernst Hilger, che ha prestato le foto esposte in Ambasciata. Giannotti e Chiereghin vivono entrambi a Vienna ormai da molti anni. Hanno lavorato sia in Austria che in Italia. Il primo ha vinto, tra l’altro, il Leone d’oro 2007 alla Biennale di Venezia per la migliore performance, il secondo ha realizzato molti progetti a Vienna per Kör (“Kunst im öffentlichen Raum”, “arte nello spazio pubblico”).

La mostra ideata da Farabegoli per l’Ambasciata d’Italia si intitola “Domenica” e prende le mosse dalle immagini fotografate da Vitali. Fanno parte della nota serie dedicata a spiagge italiane. Mostrano litorali sabbiosi o rocciosi affollati di bagnanti che prendono il sole. Sono foto che ciascuno di noi potrebbe avere scattato – osserva Farabegoli – ma che, a una più attenta osservazione, si distinguono per l’angolatura visuale, la leggera sovraesposizione, la ricchezza dei dettagli. Le spiagge di Vitali sono immagini di arenili marini, ma anche ritratti di singoli individui, come nei dipinti di Bruegel, ciascuno con la sua storia. Vitali dipinge la vita pulsante della massa in vacanza e, dietro all’apparente bellezza delle sue spiagge, si rivela una visione sottilmente critica della condizione umana in generale e della commercializzazione del tempo libero in particolare.

Lignano 7 Giugno 20 pentecoste Telefoto Copyright  Foto Press - Massimo TurcoUna visione che diventa invece esplicitamente critica in una gigantografia di Massimo Turco del 2014, esposta  lungo lo scalone di ingresso dell’Ambasciata, su una parete dove prima era appeso un arazzo di Gobelins del 17.mo secolo. È l’unica foto esposta di Turco, che non vive a Vienna, fa il fotoreporter a Udine per il Messaggero Veneto. Si tratta però di un’opera di Pablo Chiereghin che usa “ready-mades” culturali per il suo lavoro e l’ha intitolata “Pentecoste Lignano” (2017). È stata chiesta da Chiereghin a Turco, perché documenta le conseguenze di una notte selvaggia trascorsa da giovani austriaci sulla spiaggia friulana, da essi trasformata in discarica. “Questo lavoro – osserva Farabegoli – può essere visto come un ironico commento complementare alle foto di Vitali, sia sul piano contenutistico che su quello estetico. Anche qui aleggia una critica sottile ai pregiudizi che si possono nutrire (o non nutrire) nei confronti di un popolo”.

I contributi alla mostra di Giannotti e Chiereghin sono stati creati appositamente per palazzo Metternich, sviluppando alcuni spunti critici suggeriti da Vitali e apportandone svariati nuovi. Sono disegni e installazioni, ma anche performance. Per esempio, la videoinstallazione del parcheggio di un supermercato Billa desolatamente deserto di domenica, collocata proprio di fronte alla foto notturna della spiaggia di Rosignano, affollata di turisti. Quasi a voler dire che la stessa umanità dolente che nei sei giorni precedenti aveva riempito il parcheggio di Billa alla domenica si è trasferita in massa in riva al mare, luogo deputato per antonomasia al tempo libero e allo svago, senza che la sua condizione mutasse di una virgola. L’accostamento appare tanto più surreale, perché avviene nel Salone della battaglia di palazzo Metternich, dominato da un grande dipinto anch’esso affollato di personaggi, che raffigura la liberazione di Vienna dall’assedio turco nel 1683.

Altro esempio. Una piscina gonfiabile per bambini posta al centro del Salone verde, con la tabella “Getta una moneta, esprimi un augurio e non dirlo a nessuno”. C’è un evidente richiamo alla Fontana di Trevi e al tempo stesso un riferimento autoironico alla “strategia di sopravvivenza” dell’artista, che con la sua opera cerca di ricavarne un reddito per sé, con le monetine gettate dai visitatori.

Altro esempio ancora. La performance della lettura, ripetuta al microfono ogni 20 minuti, delle istruzioni che il Ministero degli esteri austriaco dà ai viaggiatori diretti in Italia, con indicazioni sulla sicurezza, sulla criminalità, sull’assistenza sanitaria, sul traffico ecc.: un documento di straordinario interesse per capire qual è l’idea che gli austriaci hanno dell’Italia. Un documento pubblico, che chiunque può consultare sul sito web del Ministero.

IMG_6372 - CopiaAltro esempio, sicuramente il più interessante e originale: il salone delle feste dell’Ambasciata – lo spazio più ampio del palazzo, con una superficie di 16 metri per 10,  svuotato di tutte le sue suppellettili e con il pavimento interamente ricoperto d’erba (erba vera, prelevata a tasselli da un vivaio e ricomposta sopra il parquet della sala). L’idea era di ricreare un prato, che nell’immaginario collettivo è il luogo ideale per distendersi e trovare ristoro nel tempo libero. Ma su quel prato sono tracciati in colore bianco una retta e una sezione di cerchio, quanto basta per richiamare alla mente la linea centrale di un campo di calcio. Il salone delle feste non è più quindi un prato, un luogo della natura dove trovare ristoro dopo una settimana di lavoro, ma è parte di uno stadio di calcio, dove l’industria del tempo libero ci costringe, senza che noi ce ne accorgiamo, a consumare il nostro tempo anche nell’unico giorno di libertà che ci viene concessa.

All’inaugurazione della mostra hanno partecipato numerosi rappresentanti dell’arte e della cultura di Vienna, tra cui Stella Rollig, di recente nominata direttrice della prestigiosa galleria del Belvedere (dopo aver diretto con successo il Lentos Museum di Linz). Sui contenuti dell’esposizione hanno parlato brevemente sia lei che il curatore Farabegoli.

In precedenza l’ambasciatore Giorgio Marrapodi aveva dato il benvenuto ai presenti, sottolineando la “dimensione diversa e surreale della mostra”. Marrapodi aveva citato l’utopia di alcuni sociologi degli anni ’60 del secolo scorso che avevano previsto 4 giorni di lavoro alla settimana e 13 settimane di ferie all’anno. Quella profezia, purtroppo, non si è avverata. “La domenica invece di moltiplicarsi per tre – ha osservato l’ambasciatore – è quasi scomparsa per molti. Il tempo libero è diventato un concetto sempre più trasversale e viene utilizzato per dedicarsi non solo e non più tanto agli affetti e al riposo, quanto a quegli impieghi che nel resto della settimana non si ha la possibilità di soddisfare. C’è chi oggi preferisce dedicarsi ad attività sportive o all’aria aperta, a passeggiate e a viaggi, c’è chi si dedica ad interessi artistici, intellettuali o sociali. Per altri invece rimane sacro il pranzo della domenica e il calore di una tavola imbandita e della famiglia riunita”.

La mostra di Vitali, Giannotti e Chiereghin costituisce uno sguardo indagatore e spietato su quella “domenica che non si è moltiplicata per tre”. Foto, disegni e installazioni sono provocazioni che aiutano a capire e che talvolta possono anche farci sorridere. Ma di un sorriso amaro.

 

LA DOMENICA, una mostra di Pablo Chiereghin Aldo Giannotti e Massimo Vitali nell’Ambasciata d’Italia a Vienna, Renngasse (raggiungibile con il tram 71). Visitabile previo contatto con il curatore Marcello Farabegoli, tel. 0043-660-143 52 54, info@marcello-farabegoli.net. Da ieri dal salone delle feste del palazzo è stato rimosso il prato naturale, non potendosi conservare più a lungo l’erba.

 

NELLE FOTO, gli interventi di Stella Rollig, dell’ambasciatore Giorgio Marrapodi e di Marcello Farabegoli all’inaugurazione della mostra; la spiaggia di Lignano ritratta da Massimo Turco, con i rifiuti lasciati dai giovani ospiti austriaci dopo la notte di Pentecoste; una panoramica del salone delle feste di palazzo Metternich, con il pavimento trasformato in prato (o campo di calcio).

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