Il Nordico Stadtmuseum di Linz torna a occuparsi delle pagine buie della sua storia recente. Lo fa con una mostra inaugurata ieri dal titolo “Anelito alla pace. 80 anni dalla fine della guerra a Linz”. La rassegna è dedicata agli anni “di transizione”, così vengono definiti, dopo il 1945 e la capitolazione del Reich. Dagli anni della distruzione, delle privazioni, dell’occupazione alleata, fino ai giorni della rinascita, della rimozione e del risveglio democratico. Al centro della mostra sta la domanda su quali tracce la guerra e la dittatura abbiano lasciato a Linz e come la cultura della memoria abbia inciso sul presente.
Nelle sale del Nordico Stadtmuseum sono esposti documenti, cimeli storici e oggetti della città, che raccontano del vivere quotidiano di quegli anni a Linz, tra miseria e speranza. La rassegna mostra quanto fosse difficile, ma anche necessario, costruire nuove fondamenta per la libertà, la giustizia e la convivenza. E, in fin dei conti, invita a riflettere sul significato di pace e democrazia, allora come oggi.
Il 1945 è l’anno che segna la fine della guerra e dell’incubo del nazismo. Per l’Austria significa inoltre il recupero di una sovranità cancellata nel 1938 dall’Anschluss alla Germania di Hitler (anche se la sovranità piena arriverà soltanto 10 anni dopo, quando le forze armate alleate porranno fine all’occupazione e lasceranno il Paese). Ma, salvo rare eccezioni, solo Linz ha ritenuto necessario occuparsene.
Perché lo ha fatto? Non c’è una risposta certa a questa domanda, ma indubbiamente dev’essere stata la vicinanza e la complicità con il nazismo manifestatesi in questo Land, più che in altri, negli anni dell’Anschluss. Che Adolf Hitler avesse avuto i natali non lontano da qui conta fino a un certo punto. Conta di più l’adesione spontanea di gran parte della popolazione al nazismo germanico. Non è un caso che Mauthausen, unico campo di sterminio su suolo austriaco, si trovi a pochi chilometri da Linz, che un castello qui vicino sia stato sede di esperimenti eugenetici su minorati psichici e fisici, usati come cavie, che nelle miniere del Salzkammergut i nazisti avessero nascosto i tesori d’arte di cui avevano depredato i musei di mezza Europa, che nell’inverno del 1945, a poche settimane dall’arrivo degli alleati, nel Mühlviertel l’intera popolazione avesse collaborato con i nazisti per dare la caccia a 500 prigionieri sovietici evasi da Mauthausen, con il compito di ucciderli a vista.
Linz e l’Alta Austria, di cui è capoluogo, hanno questi conti con il passato. La mostra inaugurata allo Stadtmuseum può essere finalmente un contributo per chiuderli. Chi in futuro dovesse passare per Linz potrà visitare la mostra tutti i giorni fino all’8 marzo, dalle 10 alle 18 (giovedì dalle 10 alle 20, lunedì chiuso).
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