Che sappiamo di David Alaba, nuova stella dell’Udinese calcio? Tutto, verrebbe da dire. I giornali – anche quelli non sportivi – ci hanno raccontato con dovizia di particolari la vita del calciatore austriaco. Tralasciando o sorvolando su un dettaglio: che è austriaco al cento per cento, osannato dai suoi connazionali, capitano della nazionale, quando gioca in nazionale, benché sia di padre nigeriano e madre filippina.
In altre parole, David Alaba, è un austriaco di seconda generazione e non assomiglia per niente agli austriaci autoctoni, come li vorrebbe Roberto Vannnacci, se anche l’Austria avesse un Vannacci. L’ex generale lo infilerebbe in un capitolo del suo “mondo al contrario”, se non altro per il colore della sua pelle e per quel suo nome che, declinato al completo, suona David Olatukundo Alaba.
Alaba non è soltanto il miglior calciatore di tutti tempi dell’Austria, l’idolo della nazione, ma, probabilmente, senza esserne consapevole, è anche un segno di come l’Austria stia diventando o sia già diventata multietnica. Per la verità lo era già stata al tempo dell’impero, anche se molti si rifiutano di ricordarlo. Il famoso “impero multietnico”, in cui riuscivano a convivere una quindicina di nazionalità diverse, senza contare gli intrusi che arrivavano da fuori (anche i nonni friulani di chi scrive avevano chiesto asilo a quell’impero, lasciando alla fine del 19. secolo la natia Fauglis, dove si moriva di fame). Ma quello era per definizione il “piccolo mondo antico”. Gli “stranieri” arrivavano dalla Galizia, dai Balcani, dalla Grecia. Oggi, che il mondo non è più piccolo, arrivano da molto più lontano.
In Austria avevano trovato accoglienza allora. Oggi la storia si ripete in altre forme e non senza difficoltà, per i problemi di ordine sociale che essa comporta. Ma le difficoltà sono soprattutto di ordine culturale. Derivano dall’incapacità di accettare che i tanti stranieri arrivati negli ultimi decenni non sono più semplicemente ospiti, ma cittadini.
David Olatukundo Alaba, da ieri con la maglia dell’Udinese, è soltanto uno di essi, certo il più famoso e il più strapagato. Ma ve ne sono decine di migliaia di altri presenti nelle fabbriche, nei commerci, negli ospedali, nella ristorazione, senza i quali l’Austria annasperebbe. È di radici straniere oltre la metà del Battaglione della guardia di Vienna, che vediamo in tutte le cerimonie ufficiali nella capitale.
Molti austriaci stentano a capire che cosa sia diventata la loro Austria. Aveva dimostrato di non averlo capito nemmeno il governatore del Tirolo, Günther Platter, il quale, nel 2012, dopo aver assistito a una seduta di allenamento della nazionale austriaca a Seefeld, si era rivolto a David Alaba in inglese: “How do you do?”. Alaba, che si dice parli “hochdeutsch” meglio del Landeshauptmann, aveva risposto: “Bene, grazie. Può parlare tranquillamente in tedesco con me. Sono austriaco”.
NELLA FOTO, David Olatukundo Alaba con la maglia numero 5 dell’Udinese.
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