Domenica 11 Ottobre 2026

In Austria, come in gran parte dei Paesi del mondo, non esiste un Ordine dei giornalisti. Non esiste nemmeno un sindacato speciale della categoria, che viene assimilata a quella degli impiegati del settore privato (Gpa). Questo non significa che i giornalisti siano meno tutelati (l’ultimo contratto collettivo di lavoro ha portato a un aumento salariale del 2,7%), ma che la loro tutela non ha un carattere corporativo.

Esiste invece un Presserat (Consiglio della stampa), che è un istituto indipendente, creato dagli stessi giornalisti, e che ha lo scopo tutelare la libertà di stampa e assicurare l’osservanza da parte degli organi di informazione che ne fanno parte di un codice deontologico, che essi stessi si sono dati. Presenta molte analogie con i Consigli di disciplina dei giornalisti italiani, ma la differenza è che il Presserat non è previsto per legge. È una associazione privata, a cui si aderisce liberamente e volontariamente e le cui decisioni valgono come semplici ammonizioni.

I Consigli di disciplina in Italia, invece, possono decidere addirittura la sospensione del giornalista dall’albo professionale. Il Presserat non può farlo. Le sue “sentenze”, tuttavia, hanno un valore simbolico e servono a distinguere tra i “Qualitätszeitungen” (i “giornali di qualità”) e gli altri media che non rispettano alcun codice deontologico.

Appartiene a questa categoria la Kronen Zeitung, il quotidiano più diffuso e letto in Austria, contraddistinto da un’informazione strillata e scandalistica, che è uno dei pochi a non aver aderito al Presserat e a non rispettarne il codice. Una delle norme più rispettate dalla stampa austriaca è quella relativa alla privacy. Gli articoli dei giornali non riportano i nomi dei cittadini protagonisti di incidenti o episodi di cronaca nera, a meno che non siano personaggi pubblici. Si limitano a volte al nome di battesimo o alla sigla del cognome.

Recentemente il Presserat ha pronunciato un’ammonizione proprio nei confronti della Kronen Zeitung. Riferendo della morte di una hostess di 24 di Vienna, caduta nella sua abitazione in circostanze non chiare, ne aveva pubblicato nome e cognome e persino una foto. Così facendo, aveva violato due norme del codice deontologico relative alla tutela dei dati personali e della sfera intima. In Italia un simile comportamento non verrebbe sanzionato (la riservatezza sull’identità è prevista soltanto per i minori).

[Foto AdobeStock]

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