Ha una valenza politica, non solo penale, il processo che si è aperto nel Tribunale di Wiener Neustadt, a carico di Hans Jörg Schelling (foto in alto), esponente dell’Övp (Partito popolare austriaco) ed ex ministro delle Finanze, di Siegfried Wolf (foto in basso), industriale, e di un’ex funzionaria del Fisco. Wolf è accusato di aver corrotto la funzionaria, per farsi annullare una sanzione di 630.000 euro per evasione fiscale, promettendole in cambio di farle avere la direzione degli Uffici finanziari di Baden bei Wien, avvalendosi delle sue relazioni con il ministro Schelling e con i dirigenti del Ministero. Schelling, a sua volta, sarebbe intervenuto nei confronti dell’allora segretario generale del Ministero, Thomas Schmidt, perché facesse ottenere alla funzionaria il posto desiderato. La signora, dal canto suo, siede sul banco degli imputati con l’accusa di essersi fatta corrompere.
Nel linguaggio del diritto penale, i reati contestati a Wolf si chiamano corruzione e istigazione all’abuso d’ufficio; a Schelling, abuso d’ufficio; alla funzionaria (di cui non conosciamo il nome, perché il codice deontologico della stampa austriaca consente di pubblicare solo i nomi di personaggi pubblici, non di privati cittadini), abuso d’ufficio, corruzione passiva e violazione dell’obbligo di riservatezza. Quest’ultimo capo d’imputazione deriva dal fatto che la donna aveva fatto annullare la sanzione inflitta a Wolf (corruzione passiva), ma il suo illecito provvedimento successivamente era stato annullato dal Ministero e di tale annullamento, che doveva rimanere riservato, aveva informato Wolf.
Siegfried Wolf ha un passato di manager austriaco d’alto livello, alla guida di Magna (la più importante industria automobilistica austriaca), poi di Russian Machines dell’oligarca Oleg Deripaska, poi di Strabag (una delle più importanti industrie di costruzioni europee, dell’imprenditore Hans-Peter Haselsteiner), poi di Öiag (la Iri austriaca), infine presidente del consiglio di sorveglianza di Sberbank Europe Ag, la filiale europea della più grande banca russa (incarico lasciato dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina). Insomma, un curriculum di tutto rispetto tra pubblico e privato.
Per quale ragione Schelling si sarebbe dovuto esporre in prima persona in favore di un personaggio di questo calibro? Contano di sicuro i suoi rapporti personali (i due erano amici da anni), ma, secondo la Procura anticorruzione che ha imbastito le accuse, conta soprattutto la promessa che Wolf, che godeva di ottimi contatti con la Russia, di fargli ottenere un contratto di consulenza con la società incaricata di progettare la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 (sì, proprio quello che avrebbe dovuto portare gas russo alla Germania, completato nel 2021, mai entrato in funzione a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina e sabotato nella notte del 26 settembre 2022).
Come si può intuire, siamo in presenza di un processo molto complicato, anche per le implicazioni politiche di cui abbiamo fatto cenno (ma in Austria si rispetta il lavoro della magistratura e nessuno parla di toghe rosse o di giustizia a orologeria), che richiederà ben 11 udienze. La sentenza dovrebbe arrivare prima di Natale. Che sia di assoluzione o di condanna, la vicenda fa comunque luce sugli stretti rapporti che l’Austria di soli pochi anni fa aveva con la Russia (da cui importava l’80% del suo fabbisogno di gas).
Fa luce anche sul modo in cui in Austria possono essere assegnate, talvolta, le direzioni di sedi periferiche degli uffici del Ministero delle Finanze. Per quella di Braunau am Inn solo pochi mesi fa è stato condannato il capogruppo dell’Övp al Parlamento, August Wöginger, intervenuto per favorire la nomina di un sindaco, suo amico di partito. Questa volta la direzione ambita è quella di Baden e vede coinvolto nuovamente un esponente dell’Övp.
[Foto di Barbara Gindl e Werner Kerschbaunayr]
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