Venerdì 14 Giugno 2024

Dal 2 dicembre la strada del passo di Monte Croce Carnico (Plöckenpass, in tedesco) è chiusa per una frana di roccia sui tornanti del versante italiano. D’improvviso si è interrotta così una via di transito che dall’epoca romana univa il Friuli alla Carinzia, il sud al nord. Era l’antica via Iulia Augusta, che da anni dà il nome a un festival musicale estivo nella valle del Gail.

Il danno è enorme, più di quanto si possa immaginare a prima vista. Le prime ad esserne colpite sono le valli a sud e a nord del valico stradale, perché è venuto a mancare un collegamento importante da un punto di vista economico, ma anche umano. Ma le ripercussioni si sono avvertite – e si avvertiranno ancor di più nei mesi estivi – anche a livello regionale, basti pensare al traffico turistico verso le spiagge adriatiche o, in senso inverso, verso i luoghi di vacanza della Carinzia e del Tirolo orientale.

Certo, esistono percorsi alternativi, che allungano però il viaggio e rendono marginali proprio quelle zone che più beneficiavano dal transito attraverso Monte Croce. A lungo andare ciò significherebbe la morte di paesi che già oggi non hanno vita facile. E purtroppo la sensazione palpabile è che una soluzione si avrà in tempi lunghi, troppo lunghi. È questa la ragione per cui da parte austriaca è partita una petizione popolare per sollecitare una soluzione all’emergenza.

“La petizione – si legge nel sito web creato a questo scopo – è indirizzata alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, in particolare al presidente Massimiliano Fedriga, e al governo del Land Carinzia, rappresentato dal governatore Peter Kaiser. Il Passo di Monte Croce Carnico, tra il Friuli e la Carinzia, è chiuso al più di 150 giorni. Il 2 dicembre 2023 una frana enorme ha danneggiato il manto stradale e alcune gallerie della Strada Statale SS 52bis e da allora non è più possibile percorrerla”.

“Per gli abitanti di entrambi i versanti delle Alpi Carniche – prosegue il testo – il valico di frontiera è stato un’ancora di salvezza per migliaia di anni e la chiusura per mesi significa una crisi esistenziale in tutti i settori della vita quotidiana. Gli abitanti della regione sono consapevoli di vivere in un’area remota e quindi altamente svantaggiata. A maggior ragione hanno fiducia nelle istituzioni pubbliche e nelle capacità di tutti i responsabili”.

Segue una richiesta precisa: “Chiediamo la costruzione immediata di una strada di emergenza, con particolare attenzione alla sicurezza. Inoltre, chiediamo l’immediato avvio di una rapida trattativa tra Friuli e Carinzia per una soluzione definitiva e sostenibile”. Immediato significa subito, da adesso. Difficile che la risposta delle due regioni di confine possa essere “immediata” e la petizione serve appunto da sollecitazione.

Fino a oggi sono state raccolte oltre 4.700 adesioni. Il sito web le elenca in ordine alfabetico, indicando il nome, il cognome (solo se autorizzato), il luogo di residenza. I firmatari sono in maggioranza italiani e austriaci, ma sono giunte adesioni anche da Germania, Svizzera, Francia, Svezia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Slovenia, Ungheria. Evidentemente sono adesioni di chi, per venire in vacanza in Italia, era solito attraversare il passo di Monte Croce e ora non può più farlo. La speranza dei promotori è che le firme aumentino e servano a ridurre l’attesa di una soluzione.

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