Ieri avevamo dato notizia di un femminicidio in una località della Stiria meridionale: un poliziotto dell’unità d’élite Cobra aveva strangolato una donna conosciuta attraverso una app di incontri. Sembrava fosse il primo femminicidio dell’anno, perché nell’agenda sempre aggiornata dell’Aöf (Autonome Österreichische Frauenhäuser) non ne risultavano al momento altri. Invece ci eravamo sbagliati. Nessuno ancora lo sapeva, ma nove giorni prima era stato commesso un altro femminicidio, anche quello per strangolamento, a Wilfersdorf, un paese nel mandamento di Mistelbach.
Siamo in Bassa Austria, a nord-est di Vienna. Poco oltre le colline, segnate da una foresta di pale eoliche, c’è il confine con la Cechia e con la Slovacchia. Il primo assassinio dell’anno di una donna è avvenuto qui. La vittima aveva 36 anni ed era di cittadinanza tedesca. Il femminicida è un uomo del posto di 47 anni.
Gli episodi di violenza nei confronti delle donne per certi versi si assomigliano. L’omicidio vero e proprio è sempre preceduto da un litigio, che poi finisce male. Finisce sempre male per la donna, mai per l’uomo. Quello di Wilfersdorf e quello in Stiria hanno in comune il genere di violenza esercitata: entrambi gli uomini, al culmine della loro furia, hanno afferrato le loro vittime per il collo e le hanno strangolate.
Di diverso nel crimine di Wilfersord – di cui riferiamo solo oggi, ma che precede quello in Stiria – è il comportamento dell’assassino. Dopo aver ucciso la compagna, ne aveva sotterrato il cadavere in cantina e, trattandosi di una donna non del posto, forse nessuno ne avrebbe mai saputo nulla. Invece ieri sera l’uomo ha telefonato a un conoscente, riferendogli ciò che aveva fatto.
Il destinatario della chiamata non riusciva a credere alle proprie orecchie. Appena conclusa la conversazione telefonica, ha avvertito la polizia, che si è subito recata all’abitazione del femminicida. Questi non ha tentato di fuggire e non ha opposto alcuna reazione. Gli agenti, anzi, hanno dichiarato di averlo trovato “molto collaborativo”. Ha raccontato anche a loro come aveva ucciso la donna e li ha accompagnati nel luogo dove aveva deposto il cadavere. Subito dopo lo hanno portato in carcere, su ordine della Procura di Stato di Korneuburg, che ha anche ordinato l’autopsia della salma.
NELLA FOTO, la casa unifamiliare di Wifersdorf, in cui viveva l’assassino con la sua compagna tedesca.
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