Domenica 11 Ottobre 2026

C’è un monte nel Venediger Gruppe a cui qualche giorno fa è stato levato il nome. Portava quello di un illustre cartografo e glaciologo austriaco, Wolfgang Pillewizer, deceduto nel 1999. Ora non ha più nessun nome. Ma poco importa, perché in realtà non si tratta di una vera e propria cima, quanto piuttosto di un semplice rilievo lungo la cresta tra l’Untersulzbachtal e l’Obersulzbachtal, due chilometri a nord del Grossvenediger, che con i suoi 3.662 metri, è la montagna più alta del gruppo.

La cancellazione del toponimo “Pillewizer Spitze” è stata decisa dall’Alpenverein, il “club alpino austriaco”, dopo la discussione che si era aperta sul passato nazista di Pillewizer. Il glaciologo vi aveva aderito ben prima dell’Anschluss dell’Austria alla Germania di Hitler, quando in patria il partito nazista era ancora fuorilegge. Già nel 1932, sei anni prima che la Wehrmacht occupasse l’Austria, aveva aderito alla Sturmabteilung (SA), l’organizzazione paramilitare nota anche come “camicie brune”, divenendone comandante a Graz. La complicità con il regime nazista ne favorì la fulminea carriera accademica, che non si interruppe dopo la capitolazione del Reich, ma curiosamente proseguì nella Ddr, la Germania comunista, in particolare a Dresda.

Nonostante questo passato, evidentemente rimosso, nel 1988 i sostenitori di Pillewizer vollero rendergli omaggio, intitolando al suo nome quel rilievo della cresta a nord del Grossvenediger. L’anziano glaciologo ci teneva che fosse intitolata a suo nome una vetta di oltre 3.000 metri, ma quella prescelta ne misurava soltanto 2997 o 2999, a secondo delle carte topografiche dell’area. Per farlo felice, in occasione della “cerimonia di battesimo della montagna” furono trasportate pietre fino alla cima, in modo da farle superare i 3.000 metri. Un espediente grottesco, di cui non sappiamo se l’ex nazista si sentisse orgoglioso o umiliato.

Quasi quarant’anni dopo l’Alpenverein ci ha ripensato, in nome dei valori ideali a cui oggi si ispira, ma che erano stati negletti negli anni del nazismo e prima, quando nel suo statuto erano stati inseriti i cosiddetti “paragrafi ariani”, che avevano portato all’espulsione di tutti gli alpinisti ebrei. “A seguito di approfondite ricerche su Wolfang Pillewizer e di nuove scoperte scientifiche – si legge in una nota – il Club alpino di Salisburgo ha deciso di rimuovere il nome dalla cresta nella zona del Grossvenediger e di togliere la targa commemorativa”. Nella nota si fa anche riferimento a una risoluzione del consiglio regionale del Salisburghese, che chiede una revisione completa dei nomi associati al nazismo nella regione alpina.

Il cambio di nome – o, meglio, la rimozione del nome – della Pillewizer Spitze è avvenuto anch’esso nell’ambito di una cerimonia organizzata dal Club alpino di Salisburgo, nel corso della quale sono state rimosse simbolicamente dalla cima alcune pietre, per accelerare l’erosione naturale sull’altitudine artificialmente creata. È stata rimossa anche la targa commemorativa.

I responsabili dell’Alpenverein di Salisburgo hanno anche espresso l’auspicio che “gli alpinisti, in segno di solidarietà, seguano questo esempio e, invece di accumulare pietre sulla vetta di questa montagna, le collochino un po’ più in basso”. C’è evidentemente la preoccupazione che alcuni “nostalgici” possano manifestare la loro solidarietà a Pillewizer continuando ad accumulare pietre sulla cima.

Atteggiamenti del genere non sono nuovi. Quando nel 2002 al rifugio “Eduard Pichl”, sul lago Volaia, al confine con l’Italia, fu restituito il nome originale di Wolayerseehütte (“rifugio del lago Volaia), ci fu chi ebbe da ridire. Eduard Pichl, guida alpina e feroce antisemita, si era battuto per far adottare all’Alpenverein già nel 1924 i “paragrafi ariani” e a far affiggere sui rifugi del club la tabella “Vietato l’ingresso a cani ed ebrei”. Secondo una nota guida alpina della valle del Gail, si sarebbe dovuto mantenere l’intitolazione del rifugio al suo nome, per il contributo che Pichl aveva dato allo sviluppo dell’alpinismo sulle montagne carniche. Sviluppo a cui avrebbe potuto dare un contributo altrettanto valido anche qualche alpinista ebreo – ce ne furono molti, lo stesso Paul Preuss era ebreo – se Eduar Pichl non li avesse cacciati e perseguitati.

NELLA FOTO, dall’Alpenverein di Salisburgo, la rimozione della targa con contenitore del libro di vetta dalla cresta non più intitolata a Wolfgang Pillewizer. A sinistra, l’attuale presidente della sezione di Salisburgo dell’Alpenverein, Gerd Frühwirth; a destra, l’ex presidente Roland Kals.

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