Domenica 11 Ottobre 2026

Il Burgenland, dove domenica si vota per rieleggere il consiglio regionale (il Landtag), è il Land più piccolo dell’Austria, con poco più di 300 mila abitanti. E pur tuttavia il voto di domenica conta e potrebbe avere effetti anche a livello nazionale. Per tante ragioni, di cui due soprattutto. La prima è che il candidato dell’Spö (socialdemocratici) è quel Hans Peter Doskozil, che tanto filo da torcere diede alla segretaria politica nazionale del suo partito Pamela Rendi-Wagner, fino a tentare di succederle alla guida del partito.
La seconda ragione sta nel nome del suo principale avversario, il candidato dell’Fpö (estrema destra sovranista) Norbert Hofer, noto a livello nazionale per essere stato terzo presidente del Parlamento, candidato alla presidenza della Repubblica nell’”annus horribilis” 2016, quando, per incidenti di percorso, gli austriaci furono chiamati quattro volte alle urne, segretario politico del suo partito nei giorni difficili della crisi causata dallo scandalo di Ibiza (il suo predecessore, Heinz Christian Strache, aveva trattato con una sedicente oligarca russa tangenti in cambio di appalti pubblici). Hofer ha casa nel Burgenland e questa volta ha deciso, o è stato convinto a decidersi, a scendere in campo nella sua piccola patria.

Già questi due nomi ci fanno rizzare le orecchie su quel che accadrà domenica. Occorre però delineare meglio lo scenario, partendo un po’ da lontano. Il Burgenland è il meno austriaco del Länder austriaci. Fino alla caduta della monarchia apparteneva al regno di Ungheria e dipendeva quindi da Budapest, benché vicinissimo a Vienna. Per decenni era stato definito un “Armenhaus”, “ospizio dei poveri” o zona depressa, con il più basso reddito per abitante. Chi poteva, fuggiva all’estero (oggi verrebbe definito “migrante economico”), tra questi anche il bisnonno paterno, emigrato a Chicago; chi non poteva, prendeva il treno o l’autobus al mattino, per cercare lavoro a Vienna e far ritorno alla sera. Il pendolarismo è sempre stato una connotazione dei lavoratori del Burgenland.
Con l’ingresso nell’Ue la musica cambia. Arrivano i fondi strutturali destinati dall’Europa alle zone depresse. Gli stessi che arrivavano anche al Sud Italia. Ma qui vengono bene impiegati, soprattutto nella viticoltura, nelle infrastrutture turistiche, nei parchi eolici, fonti di energia pulita e rinnovabile. Il risultato è che oggi l’”ospizio dei poveri” è diventato il terzo Land austriaco (su nove) per reddito pro capite.
In questo Land alla fine della guerra dominava l’Övp, ma negli anni ’60 avviene il sorpasso da parte dell’Spö. Da allora i socialdemocratici sono sempre stati alla guida del Land, a volte con maggioranza assoluta, a volte in coalizione con l’Övp. Nell’ultima legislatura, quella che si chiuderà domenica prossima, l’Spö ha la maggioranza assoluta, con 19 seggi su 36, e Hans Peter Doskozil può governare da solo, come un signore feudale. Gode di vasto consenso, anche al di fuori del suo partito, per le sue scelte politiche: reddito minimo per tutti, servizi sociali efficienti, assistenza sanitaria che non soffre per carenza di personale (per coprire gli organici degli ospedali Doskozil ha “rubato” medici agli altri Länder, offrendo loro stipendi maggiori).
Domenica tutto questo potrebbe cambiare. I partiti in lizza sono 6: Spö, Övp, Fpö, Verdi, già presenti nel Landtag uscente; cui si aggiungono Neos (liberali di centro) e Liste Hausverstand (il nome significa “lista del buonsenso” e nasce da una costola dell’Fpö). I sondaggi indicano l’Spö sempre al primo posto con quasi il 50%. Seguono l’Övp con il 21% e l’Fpö con il 25%; i Verdi sono al 4%; Neos e Liste Hausverstand sono già fuori gara, rispettivamente con il 2% e l’1%.
I fattori di incertezza sono dati dall’Fpö e dai Verdi. Dopo la discesa in campo relativamente recente di Hofer, che gode di grande popolarità, l’Fpö potrebbe registrare un aumento di consensi, al di là di ciò che indicano i sondaggi. I Verdi sono in bilico sul 4%, che è la soglia d’ingresso nel Landtag. Che succede se non ce la fanno e non vengono ammessi del consiglio regionale? Succede che i seggi che avrebbero ottenuto si ridistribuiscono tra gli altri partiti. E ciò renderebbe possibile – udite! udite! – una maggioranza alternativa all’Spö di Doskozil formata da una coalizione Fpö-Övp.
Dopo oltre mezzo secolo il Partito socialdemocratico si vedrebbe costretto a cedere le redini del Burgenland a una maggioranza di centro-destra. È un po’ quello che stava per accadere a livello nazionale, dove il Capo dello Stato aveva affidato l’incarico di formare il governo all’Övp, per formare una coalizione con Spö e Neos. L’Fpö, lasciato da parte, pur avendo trionfato alle elezioni di settembre, aveva parlato di una “coalizione dei perdenti”. Lo stesso potrebbe accadere nel Burgenland, dove il partito più votato, l’Spö, verrebbe estromesso dalla stanza dei bottoni da una coalizione dei partiti giunti al secondo e terzo posto. Solo che questa volta l’Fpö non parlerebbe di “coalizione dei perdenti”, perché ne farebbe parte.
Per sapere se le cose andranno così non resta che attendere quattro giorni. Gli elettori chiamati alle urne sono poco più di 250 mila. Si vota un solo giorno, domenica, e i seggi si chiuderanno alle 16. Subito dopo gli exit-poll ci diranno di quali colori sarà il futuro governo nel Land.

 

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