Martedì 14 Aprile 2026

L’annuale rapporto dell’Österreichischer Alpenverein ci informa che i ghiacciai austriaci continuano a sciogliersi. Non è una sorpresa, ma la conferma di una tendenza in corso da anni. La differenza rispetto ai precedenti rapporti è che questa volta i ghiacciai stanno “passando dalla fase di declino a quella di disintegrazione”. Anche questa non è una sorpresa, ma una svolta ampiamente prevista. I ghiacciai non si limitano a perdere il loro volume e a retrocedere, ma giungono a spezzarsi, nel senso che quello che un tempo era un’unica, gigantesca lingua di ghiaccio ora è interrotta qua e là da tratti di roccia che emergono, interrompendone la continuità.

Lo spessore si è così assottigliato che ormai non riesce più a ricoprire l’intera superficie. È l’inizio della fine. Il fenomeno è allarmante non tanto per ragioni estetiche o paesaggiste, ma perché prefigura la scomparsa di enormi bacini di acqua solidificata, che finora garantivano l’alimentazione delle falde e quindi il necessario equilibrio ecologico. Quando scompariranno del tutto la desertificazione sarà inevitabile.

L’Alpenverein austriaco, che è l’equivalente del nostro Club alpino, monitora sistematicamente 96 ghiacciai e ha riscontrato che 94 di essi si sono ritirati nel periodo 2024-2025, con una media di 20,3 metri. Il ghiacciaio Alpeiner Ferner nelle Alpi dello Stubai, in Tirolo, ha perso addirittura 114,3 metri. Quello del Pasterze, versante carinziano del Großglockner si dividerà presto in due.

«Dobbiamo prepararci alla possibilità di Alpi senza ghiacciai», ha affermato Nicole Slupetzky, vicepresidente dell’Alpenverein. I ghiacciai sono «in una sorta di agonia», ha aggiunto. La fine è più vicina di quanto ci si possa immaginare. Già intorno al 2050, vale a dire dopodomani, in Austria resteranno visibili solo alcuni ghiacciai in aree particolarmente «protette».

Sulle Alpi austriache i ghiacciai, compresi quelli di piccole dimensioni, sono circa 900 e coprono una superficie di 286 chilometri quadrati. Solo 10 anni fa la superficie era di 328 chilometri quadrati. Solo il 10% di questi ghiacciai vengono monitorati. Se ne occupano 25 volontari, che hanno lavorato dalla fine di agosto per la redazione del rapporto di cui stiamo parlando. Nell’anno a cavallo tra il 2024-25 hanno presentato tutti una regressione, meno due rimasti pressoché invariati. Questo è avvenuto per puro caso, perché in quelle zone si era accumulata neve da valanghe, che aveva impedito lo scioglimento durante l’estate.

La causa del ridimensionamento dei ghiacciai è ancora una volta da ricondurre a condizioni meteorologiche sfavorevoli: un inverno con poca neve e temperature miti, seguito da un inizio estate eccezionalmente caldo, con un giugno di quasi cinque gradi superiore alla media. Le temperature rilevate nelle tre stazioni meteorologiche ad alta quota analizzate erano di due gradi superiori alla media annuale. Allo stesso tempo è stato registrato un deficit di precipitazioni del 24,5%. Queste condizioni hanno ulteriormente aggravato i problemi dei ghiacciai. Si conservano quando d’estate sono coperti dalla neve dell’inverno precedente. La coltre nevosa rallenta il processo di fusione. Ma ormai questa protezione naturale viene quasi sempre a mancare.

Di conseguenza il ghiaccio si scioglie e il fronte arretra, ma quel che è peggio, come dicevamo sopra, si assiste a una vera e propria disintegrazione: pareti rocciose esposte, distacchi di ghiaccio e crolli di lingue glaciali, superfici di ghiaccio che scompaiono sotto i detriti. Nei prossimi anni l’Alpenverein prevede la formazione di circa 150-200 nuovi laghi a causa dello scioglimento dei ghiacci, ha spiegato. E non c’è speranza di una inversione di tendenza, perché ormai nessun ghiacciaio riesce a rigenerarsi durante l’estate, vivono tutti delle riserve accumulate in passato. L’ultima avanzata glaciale risale agli anni ’80 e da allora si assiste a una ritirata continua.

Dal rapporto dell’Alpenverein estraiamo qualche dato di dettaglio. Abbiamo detto sopra che il ritiro medio è stato di 20,3 metri, ma 11 ghiacciai hanno perso almeno 30 metri nella scorsa stagione. Dopo dell’Alpeiner Ferner, il maggiore arretramento è stato registrato al ghiacciaio Sonnblickkees di Salisburgo, con una perdita di 103,9 metri, seguito dal ghiacciaio Krimmler Kees (Gruppo Venediger/Salisburgo) con una perdita di 90,3 metri. Sul ghiacciaio Pasterze, nel Großglockner (Gruppo Glockner/Carinzia), è stato misurato un arretramento di 54 metri sulla lingua principale. Questo dato colloca il Pasterze solo all’ottavo posto a livello nazionale in Austria, ma in Carinzia si conferma ancora una volta il ghiacciaio con il maggiore arretramento. Sebbene il collegamento glaciale con il ghiacciaio Riffelwinkel, più in alto, noto come “Frattura a ferro di cavallo”, esista ancora, è molto probabile che la lingua glaciale si stacchi nei prossimi anni. L’Alpenverein teme che il ghiacciaio più grande dell’Austria si dividerebbe in due e che la lingua glaciale, pur rimanendo imponente, si scioglierebbe lentamente, ma inesorabilmente, trasformandosi in una massa di ghiaccio morto. Gli esperti hanno stimato che la perdita di ghiaccio nella sola lingua del Pasterze ammonti a 11,2 milioni di metri cubi d’acqua.

NELLA FOTO dell’Österreichischer Alpenverein (Öav), il Sonnblickkees, che nell’ultimo anno ha perso 104 metri. Peggio di lui soltanto l’Alpeiner Ferner, con un arretramento di 114 metri.

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