È morto Hans Pretterebner, il giornalista austriaco che fece luce sul caso Lucona, il più grande scandalo politico del dopoguerra, di cui rimasero vittime 6 persone innocenti. Il principale responsabile dell’affare criminale, Udo Proksch, proprietario della leggendaria pasticceria Demel, nel Kohlmarkt, fu condannato all’ergastolo per omicidio plurimo e per tentato omicidio plurimo. Una ventina di politici dell’Spö (Partito socialdemocratico) e dell’Fpö (Partito liberalnazionale), tra cui il presidente del Parlamento Leopold Gratz e il ministro degli Interni Karl Blecha, avvocati e alti dirigenti ministeriali dovettero dimettersi o furono esonerati dai loro incarichi; alcuni vennero condannati. Il ministro della Difesa, Karl Lätgendorf, tra i più coinvolti nella vicenda, al tempo dell’inchiesta giudiziaria era ormai deceduto, ufficialmente per suicidio.
I fatti di cui stiamo parlando risalgono al 1977 e le indagini giudiziarie che seguirono durarono 15 anni. La strategia messa in atto è sconvolgente per la sua semplicità e al tempo stesso per l’assenza di qualsivoglia remora morale. La mente è quell’Udo Proksch, che ufficialmente fa il pasticciere, ma che ha anche molta cura di tessere buoni rapporti con il potere politico. Al primo piano del suo palazzo, quello sopra la pasticceria Demel, offre ospitalità al Club 45, un sodalizio riservato a soli uomini. Che cosa ci facciano non si sa, perché le riunioni sono a porte chiuse. Si sa soltanto che i membri sono tutti personalità di spicco della politica, dell’economia e del giornalismo.
È grazie ai suoi stretti contatti con questo mondo che Proksch riesce a mettere in atto il suo piano. Affitta “Lucona”, nave da carico varata in Germania, ma al tempo battente bandiera panamense. La nave è ormeggiata a Chioggia. Proksch la riempie di rottami ferrosi, ma sui documenti quella “merce” è indicata come “impianto di arricchimento di minerale di uranio”. La dichiarazione è falsa, ma i documenti sono autentici, con tutti i timbri ministeriali al posto giusto, perché rilasciati a Proksch dagli amici del Club 45, che non sanno (o non possono) negare un favore al pasticciere che li ospita.
Sulla nave, però, non vengono caricati soltanto i rottami ferrosi, ma anche una carica esplosiva proveniente da un deposito dell’esercito. Come sia stata sottratta a quel deposito non si sa, ma il suicidio del ministro della Difesa, che avverrà nel corso delle indagini, autorizza qualche sospetto.
La “merce” viene assicurata dalla Bundesländer Versicherung di Vienna (oggi del gruppo Uniqa) per 212 milioni di scellini, che corrisponderebbero a 48 milioni di euro. Il piano prevede che la nave salpi per Hong Kong e, giunta nell’oceano Indiano, affondi con tutto il suo carico, in modo da riscuotere il risarcimento milionario. Ovviamente, con il carico devono annegare anche tutti i 12 uomini dell’equipaggio, perché non vi siano testimoni.
Si ipotizza che la carica esplosiva fosse a tempo e, poiché la velocità di crociera è superiore al previsto, il comandante riceve ordini e contrordini da Vienna per allungarne la rotta, di modo che nel momento in cui avverrà l’esplosione “Lucona” si trovi in mezzo all’oceano Indiano, dove il mare è profondo oltre 4.000 metri. Quel momento arriva il 23 gennaio 1977, alle 16 ora locale.
A Vienna è mezzogiorno. Udo Proksch simula sgomento nell’apprenderne la notizia. In realtà ha raggiunto il suo obiettivo, che lo rende un milionario. Ma non ha fatto bene i suoi conti. Nell’affondamento di “Lucona” muoiono affogate sei persone, tra cui una donna, moglie del primo macchinista. Ma altre sei riescono a salvarsi e ad essere prese a bordo di una petroliera turca, in navigazione nella zona. Saranno le loro testimonianze, ancorché confuse e contradditorie, perché raccolte a distanza di tempo dal naufragio, a far ipotizzare l’esplosione quale causa del naufragio.
È in questo frangente che il giornalismo investigativo di Hans Pretterebner ha un ruolo decisivo, tale da indurre il giudice Hans-Christian Leiningen-Westerburg a incaricare la Oceaneering, società americana specializzata in riprese a grandi profondità marine, a ricercare i resti di “Lucona” in fondo all’oceano Indiano. È un’impresa disperata, che ricorda il classico ago nel pagliaio. Il fondo marino viene passato al setaccio da un robot teleguidato, che il 5 febbraio 1991, quando ormai si erano perse le speranze e si era deciso di interrompere l’operazione, inquadra con il suo obiettivo i rottami della nave affondata. Cento immagini fotografiche e 15 ore di riprese video certificano l’esplosione della nave e fanno finalmente chiarezza su uno dei peggiori crimini politici della seconda repubblica austriaca.
NELLE FOTO, il giornalista scomparso Hans Pretterebner e la nave Cappenberg, gemella di Lucona.
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