Martedì 23 Luglio 2024

Sono passati 15 anni dallo scoppio della crisi in Hypo Bank. In una burrascosa assemblea dei soci, durata 17 ore continuate, fu deliberato un modesto aumento di capitale, il minimo indispensabile per evitarne il fallimento. Subito dopo la banca fu ceduta allo Stato, che ripagò ciascuno dei soci con un euro simbolico.

In realtà i segnali di crisi erano apparsi già qualche anno prima. Il primo fu un’operazione swap finita male, che causò alla banca una perdita di 350 milioni. Poi venne il resto. Nel 2008 le perdite di bilancio ammontavano a 520 milioni, nel 2009 a 1.700 milioni. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

La catastrofe raggiunse il suo punto più drammatico nel 2016, quando la crisi di Hypo Bank trascinò con sé anche il Land Carinzia, che per alcuni mesi si trovò sull’orlo del fallimento. A molti osservatori risulta incomprensibile il coinvolgimento del Land, che necessita perciò di una breve spiegazione.

Hypo Bank in origine era una banca pubblica, quasi interamente di proprietà del Land e per una quota minoritaria della società di assicurazioni Grawe, di Graz. Le sue operazioni di finanziamento avevano il privilegio di poter contare sulle garanzie del Land. La banca emetteva obbligazioni e con quei soldi concedeva prestiti alla clientela (aziende e privati). I titolari delle obbligazioni erano tranquilli, perché, se i beneficiari dei prestiti e non fossero stati in grado di restituirli e se la banca non fosse stata in grado di onorare le obbligazioni, ci avrebbe pensato il Land.  Si trattava, a ben vedere, di una violazione delle regole sulla concorrenza, che metteva Hypo Bank in una posizione di vantaggio, rispetto alle altre banche, prive di garanzie pubbliche.

Nel 1999 era intervenuta l’Unione Europea, che aveva ordinato la graduale estinzione della garanzia pubblica a partire dal 2007. La garanzia del Land, che allora ammontava a 25 miliardi di euro, era stata ridotta così di circa 2 miliardi all’anno, fino a scendere a circa 11 miliardi al momento del fallimento.

E a questo punto diventa chiara la ragione del coinvolgimento del Land Carinzia nel crac Hypo Bank. L’istituto era stato nazionalizzato, è vero, ma restavano in vigore le garanzie concesse dal Land, che per fortuna e grazie all’Europa erano “solo” di 11 miliardi. Se non fosse intervenuto il veto dell’Ue, il Land avrebbe dovuto rispondere di 25 miliardi! Una somma folle per un Land a sua volta indebitato per oltre 2 miliardi e senza altre risorse. Questo azzardo era dovuto alla dissennata politica di Jörg Haider, che pur di incassare soldi da Hypo Bank (la garanzia era stata remunerata con 48 milioni, tra il 2002 e il 2007), aveva concesso garanzie a piene mani e, anzi, affamato com’era di soldi per le sue scelte populiste, si era fatto anticipare premi per 50 milioni fino al 2010, premi che aveva subito speso.

Quando dunque i nodi erano venuti al pettine, lo Stato, nuovo azionista di Hypo Bank, aveva bussato alle porte del Land Carinzia, per riscuotere gli 11 miliardi garantiti ai creditori. È in quel momento che il Land aveva vissuto l’incubo del fallimento, perché non aveva 11 miliardi, aveva soltanto i debiti ricevuti in eredità da Haider.

Sappiamo che in quel drammatico frangente fu trovato un accordo, dato che anche lo Stato non aveva interesse che un suo Land fallisse. Il ministro delle Finanze di allora trattò con il governo di Klagenfurt, accontentandosi di ricevere dalla Carinzia 1,2 miliardi. E, siccome la Carinzia non aveva quei soldi e non trovava nessuno sulla piazza disposto a prestarglieli, riuscì a ottenere un mutuo tramite un’agenzia statale.

Dal 2016 ogni anno il Land è costretto a iscrivere a bilancio una posta in uscita a sconto di quel prestito. In passato avevamo scritto che quel debito avrebbe pesato sulle spalle dei carinziani per tre generazioni, perché l’estinzione era stata dilatata in 50 anni. Ma non sarà così. In questi giorni è arrivata una buona notizia: il fardello è stato sgravato di 350 milioni circa. La “rievocazione storica” del disastro Hypo Bank che vi abbiamo rifilato era necessaria per comprendere meglio il significato della “buona novella”.

Quando si era profilata la crisi della banca carinziana, era stata creata Heta Asset Resolution, una “bad bank” con il compito di liquidare tutti i beni dell’istituto (in particolare gli immobili, i veicoli, i macchinari, le imbarcazioni confiscate ai creditori insolventi) e con il ricavato soddisfare i creditori. Al momento del fallimento il debito era stimato in 17 miliardi circa.

Dal 2016 sono passati quasi 8 anni, nei quali Heta Asset Resolution ha lavorato in silenzio e soprattutto ha lavorato bene. È riuscita a vendere – senza svendere – tutto ciò che le aveva lasciato Hypo Bank, ottenendo risultati migliori del previsto. Del buon esito del suo lavoro ha beneficiato innanzitutto lo Stato, ma indirettamente anche il Land Carinzia.

In base all’accordo del 2016, con cui il Land era stato “liberato” dal peso delle sue spropositate garanzie, i ricavi delle vendite del patrimonio Hypo Bank che superano dell’89,03% il valore stimato, sono destinati ai creditori. Il Land Carinzia, tramite il Kaf (Kärntner Ausgleichszahlungsfonds), è uno dei creditori e a lui andranno circa 50 milioni, che si aggiungono ai 300 milioni già liquidati qualche tempo fa.

Heta Asset Resolution ha un amministratore, di cui non ricordiamo il nome. Il merito di aver raddrizzato la barca è suo e dei suoi collaboratori. Il Land Carinzia dovrebbe dedicargli un monumento ed erigerlo nella Neuer Platz di Klagenfurt, di fronte alla statua di Maria Teresa e a fianco del drago.

NELLA FOTO, il logo di Hypo Group Alpe Adria, scomparso ormai da anni.

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