Lunedì 13 Aprile 2026

La piattaforma internazionale di vendite “myWorld” è fallita. Lunedì ha presentato al Tribunale di Graz la sua dichiarazione di insolvenza. Forse il nome non dice nulla, perché è piuttosto recente. Ma fino a qualche tempo fa si chiamava “Lyoness” e con questo nome si era affacciata sul mercato italiano, incontrando un immediato successo.

In cambio di una tassa di iscrizione, prometteva sconti sull’acquisto di prodotti e servizi di imprese convenzionate, grandi e piccole, e un programma di benefits da utilizzare esibendo la tessera di iscrizione o attraverso una app. Insomma un affare, o almeno così sembrava.

Non era sembrato un affare ad alcuni Tribunali civili in Austria o alle autorità elvetiche, che avevano ripetutamente definito Lyoness (ora “myWorld”) uno “Schneeballsystem”. Il termine, che tradotto significa letteralmente “sistema di palle di neve”, sta a indicare una vendita piramidale o quella che noi chiamiamo “catena di Sant’Antonio”: per stare in piedi e continuare a elargire favori ai propri iscritti aveva bisogno di raccogliere sempre nuove iscrizioni, in modo che le nuove quote di ingresso potessero coprire gli “sconti” promessi ai vecchi soci.

In questa corsa spasmodica alla ricerca di nuove iscrizioni Lyoness si era espansa nel tempo in 47 Paesi, tra cui l’Italia, trovando oltre 8 milioni di iscritti e 60.000 imprese convenzionate. Non sappiamo se i rilievi sollevati dalle autorità elvetiche e da quelle austriache fossero fondati. Se ne saprà di più quando la Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft (WKStA), Procura nazionale che si occupa di reati finanziari e di corruzione, avrà concluso l’indagine che sta conducendo nei confronti di Hubert Freidl, creatore di Lyoness. Per ora la sola certezza è che questa “palla di neve”, cresciuta a dismisura, si è schiantata a fondovalle.

Dalla dichiarazione di insolvenza risulta che i debiti della società ammontano a 22,7 milioni, con un patrimonio di 15,1 milioni. L’indebitamento dovrebbe essere quindi di 7,6 milioni. Ma la società ha un contenzioso con il fisco di 56,3 milioni, che, se dovesse andar male, farebbe salire la passività a 64 milioni.

Chi ne soffrirebbe? In primo luogo i 116 dipendenti, che perderebbero il lavoro. Subito dopo i 2.049 creditori, i quali, per ben che vada, potrebbero incassare solo il 20% di quanto loro dovuto. La procedura fallimentare prevede, infatti, che la società insolvente presenti un piano di risanamento che preveda la restituzione del debito entro 24 mesi almeno nella misura del 20%.

Nel frattempo il Tribunale nomina un curatore fallimentare (in questo caso la curatrice Ulla Reisch), che assume il controllo del patrimonio sociale. I creditori avranno tempo fino al 23 settembre per avanzare le loro richieste e così si vedrà se il debito è davvero di 22,7 milioni o superiore. La prima udienza per fare il punto della situazione è stata fissata al 7 ottobre, mentre entro l’11 novembre dovrà essere presentato per l’approvazione il piano di risanamento.

__________________________

AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina

https://www.facebook.com/austriavicina