Venerdì 19 Luglio 2024

10.10.14 Harald Pacher, .Oestu-SrettinjpgGlobalizzazione non è una parolaccia, tutt’al più una parola neutra: può assumere significati negativi, ma anche positivi. Dipende dal contesto. Nella miniera di San Josè, in Cile, i 33 uomini che vi erano rimasti imprigionati devono essere grati alla globalizzazione se sono stati riportati tutti in superficie sani e salvi. Perché alle operazioni di soccorso e di recupero le sole forze cilene non sarebbero bastate. Non sarebbe bastata neppure la leggendaria Nasa, se accanto all’agenzia spaziale americana non avesse operato anche una piccola azienda austriaca. Davide e Golia, una volta tanto alleati a fin di bene.

La ditta si chiama Östu-Stettin e ha sede a Leoben, nell’Alta Stiria, una località che promette bene, perché ospita un’università da cui escono gli ingegneri minerari. Nel suo sito internet si legge: “Vi serve un tunnel? Noi ve lo progettiamo, ve lo scaviamo e ve lo perforiamo con l’esplosivo! O vi piace di più un bacino idroelettrico o un impianto di depurazione? O preferireste un ponte? Noi costruiamo tutto…”

Nella lista ora la Östu-Stettin potrà ora offrire un nuovo prodotto: il recupero di persone sepolte vive nelle viscere della terra. Perché, se la Nasa ha fornito la capsula per consentire il viaggio dei minatori cileni dalla loro trappola a 600 metri di profondità fino alla superficie, la Östu-Stettin ha messo a disposizione il cavo d’acciaio e il verricello necessari per far scendere e salire l’”ascensore”. A manovrare il prezioso marchingegno c’erano due tecnici carinziani, Johannes Pemberger e Heinrich Titz, e uno del Burgenland, Peter Laschober, tutti e tre alle dipendenze della ditta stiriana. “Siamo stati noi a portare sul posto tutto il materiale necessario per far salire e scendere la capsula – ha spiegato più tardi da Leoben Harald Pacher, direttore della Östu-Stettin – e a inviare sul posto tre nostri uomini, che hanno montato lo speciale verricello”.

Che per il salvataggio dei minatori si sia ricorsi a una ditta austriaca è un puro caso. Da un anno e mezzo la Östu-Stettin è impegnata in Cile nella costruzione di una diga, dove vengono applicate proprio quelle tecniche di cui c’era bisogno a San Josè. “I cileni sono venuti da noi – spiega ancora Pacher – hanno visto come lavoriamo. Abbiamo soltanto dovuto adattare un nostro argano alle esigenze particolari della miniera”.

I tre tecnici sono stati ringraziati quasi con affetto dalle autorità cilene, che hanno parlato di una soluzione “austrìaca” (con la “ì” accentata, in spagnolo). Altrimenti le operazioni di soccorso avrebbero potuto avere un esito diverso o, comunque, durare più a lungo. La globalizzazione ha salvato 33 vite umane. Ai tre tecnici sono state fatte pervenire anche le congratulazioni di Gerhald Dörfler, governatore della Carinzia: “Sono molto orgoglioso dei nostri due carinziani – ha detto Dörfler – Si sono fatti carico di una grande responsabilità e hanno svolto un lavoro eccellente”.

Nella foto, Harald Pacher, direttore dell’azienda di Leoben che ha messo a disposizione dei minatori cileni il provvidenziale verricello.

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