Venerdì 14 Giugno 2024

10.05.11 salzburg__universitaet_salzburgLa Germania ha invaso di nuovo l’Austria. Non più con truppe armate, come nel ’38, ma con migliaia di studenti che affollano le sue università, rischiando di mandarle in tilt. Come mai? Perché gli universitari teutonici non studiano a casa loro? È l’Europa, bellezza! L’Europa che consente, anzi garantisce libertà di movimento ai cittadini al suo interno; anche ai cittadini-studenti, che possono iscriversi a qualsiasi ateneo del continente, dal Manzanare al Reno e oltre, ormai fino al Mar Nero.

Nessuno si meraviglia che in Italia uno studente di Cagliari si iscriva all’Università di Trieste o che un friulano vada a studiare a Milano. Si meraviglierebbe, semmai, del contrario: se non lo potesse fare, se una qualche legge o regolamento universitario glielo vietasse. Lo stesso accade nell’Unione Europea, dove tutti gli atenei sono accessibili a tutti e, se uno Stato impedisse o limitasse questo diritto, sarebbe aperto nei suoi confronti un procedimento di infrazione.

Questo spiega la presenza negli atenei italiani di studenti stranieri (anche a prescindere dai programmi Erasmus). Ma in Austria il fenomeno ha raggiunto dimensioni abnormi e riguarda soltanto gli “ospiti” tedeschi: su 285.000 iscritti all’inizio dell’anno accademico in corso, oltre 20.000 risultavano residenti in Germania.

Le ragioni sono semplici. In Germania gli atenei hanno il numero chiuso. Per accedervi bisogna superare un test di selezione o aver conseguito alla maturità una media eccellente. In Austria il numero chiuso (i tedeschi lo chiamano alla latina “numerus clausus”, in sigla “NC”) non esiste, inoltre, poco prima delle ultime elezioni politiche, il Parlamento uscente con una maggioranza trasversale aveva abolito tutte le tasse universitarie. Quindi: accesso illimitato e per giunta gratis. L’effetto collaterale non previsto è stata l’ondata di iscrizioni dalla Germania, che si sono triplicate rispetto al 2001 (e nell’ultimo anno si sono addirittura raddoppiate in tutte le sedi, all’infuori di quelle di Graz e Linz). Così, al primo anno di Psicologia all’Università di Salisburgo sei iscritti su dieci sono tedeschi; alla stessa facoltà a Innsbruck, uno su due. A Vienna, nella facoltà di Veterinaria, gli studenti tedeschi sono aumentati di sette volte dal 2001 e ora uno su cinque è tedesco.

Si dirà: anche in Italia quasi tutte le facoltà sono a numero chiuso e richiedono un test di accesso, che non tutti riescono a superare. Perché i respinti non si trasferiscono anch’essi in Austria? Potrebbero farlo, ma un impedimento che nessuno norma Ue può rimuovere è dato dalla conoscenza della lingua, che invece per gli studenti della Germania non esiste. Il nuovo “Anschluß” ha dunque come spiegazione la comune madrelingua.

Le conseguenze sono ormai drammatiche: aule affollate, insegnanti insufficienti e soprattutto un costo aggiuntivo per lo Stato che si aggira annualmente sui 200 milioni di euro. Il governo ha cercato di porre un freno al fenomeno, promulgando una legge che limita la presenza straniera al 25% (20% tedeschi, 5% di altre nazionalità), ma già nel 2005 la Corte europea di giustizia l’ha bocciata.

Ciò che allora non era riuscito all’Austria è riuscito in questi giorni al Belgio, dove pure la presenza tedesca nelle università è significativa. La Corte europea di giustizia, infatti, ha riconosciuto a questo Paese il diritto di limitare l’accesso alle proprie università per gli studenti stranieri, ma soltanto nella facoltà di medicina. A differenza dell’Austria, infatti, il governo belga ha motivato il suo intervento con ragioni che sono state accolte dai giudici europei: la preoccupazione di restare senza medici.

Risulta, infatti, che gli studenti tedeschi, una volta conseguita la laurea, se ne tornino a casa loro per esercitarvi la professione. Le università belghe, in questo modo, sfornano medici che non cureranno mai i cittadini del Belgio. Insomma, un’esigenza di salute pubblica che la Corte europea ha accolto. Un’esigenza che potrebbe essere fatta valere anche per l’Austria. Almeno per la facoltà di medicina, dove quest’anno su 7.000 nuovi iscritti, 1.500 sono tedeschi.

Nella foto, l’Università di Salisburgo. Nella facoltà di Psicologia 6 studenti su 10 sono tedeschi.

Lascia un commento