La settimana scorsa abbiamo appreso dalla Commissione europea le previsioni di crescita per il 2026 e per l’anno prossimo. Sono desolanti a livello europeo (+1,1% del Pil) e sono ancor più desolanti per l’Austria (+0,6%), che si viene a trovare così tra i Paesi con le performance peggiori. Non è di grande consolazione per Vienna il sapere che altri stanno peggio di lei: l’Italia (+0,5%) e la Romania (+0,1%). Tutti i Paesi europeo hanno dovuto rivedere al ribasso le previsioni del tasso di crescita che erano state fatte nel 2024; per l’Austria, assieme all’Italia e alla Romania, la revisione è stata ancor più dolorosa. Per il 2027 le previsioni sono leggermente superiori: +1,4% a livello di Unione Europea, +1,2% a livello di Eurozona (i Paesi dell’Ue che hanno adottato l’euro.
E, siccome i mali non vengono mai da soli, ecco le brutte notizie anche per quanto riguarda l’inflazione, che si era appena stabilizzata su livelli accettabili. In Austria in marzo era al 3,2%, in aprile era al 3,4%. Tendenza in salita.
“Il rischio maggiore nelle previsioni – ha avvertito la Commissione in un comunicato stampa -riguarda la durata del conflitto in Medio Oriente e il suo impatto sui mercati energetici globali. Dato l’insolito livello di incertezza – e la finestra temporale sempre più ristretta per un rapido ritorno alla normalità dell’offerta – le previsioni di base sono integrate da uno scenario alternativo che ipotizza carenze di approvvigionamento più prolungate”. Insomma, va male, ma potrebbe andare peggio, con un ulteriore deterioramento della situazione economica.
La Commissione cita anche il conflitto in Medio Oriente come causa della debolezza interna all’Austria: “Questo conflitto pesa sulla ripresa economica in Austria. La crescita probabilmente rimarrà modesta e l’inflazione elevata, poiché il conflitto sta facendo aumentare i prezzi dell’energia e la conseguente incertezza sta avendo un impatto sui consumi e sugli investimenti”. Si prevede che la crescita risalga a un modesto 0,9% nel 2027.
Al contrario, si prevede un aumento dell’inflazione, che dovrebbe raggiungere il 3% nel 2026. Poiché in aprile era già al 3,4%, i previsori di Bruxelles stimano che possa scendere nei prossimi mesi, in modo che la media su base annua sia del 3%. Crescita stagnante e inflazione non possono non pesare sul bilancio dello Stato. Per quest’anno e il prossimo, la Commissione prevede in Austria un disavanzo pari al 4,1% del Pil e si aspetta che rimanga “sostanzialmente invariato”.
A seguito della pubblicazione delle previsioni, la Commissione europea può ora, come annunciato, rivalutare la situazione relativa alla procedura per disavanzo eccessivo nei confronti dell’Austria. Ciò avverrà nell’ambito del pacchetto primaverile del Semestre europeo, la cui pubblicazione è prevista per il 3 giugno. Il ministro delle Finanze Markus Marterbauer (Spö) ha dichiarato, durante l’ultimo incontro con i colleghi di Bruxelles, di aspettarsi una valutazione positiva: “Dato che nel 2025 ci troviamo in una posizione significativamente migliore rispetto a quanto previsto inizialmente, non posso che immaginare che la valutazione sarà positiva”.
A suo avviso, l’Austria è ancora sulla buona strada per concludere la procedura come previsto nel 2028, ma “visti questi tempi incerti, con l’economia globale, la crisi energetica e così via, chissà cosa potrebbe succedere”, ha avvertito Marterbauer.
[Foto Marta Posemuckel, Pixabay]
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