La Raiffeisen Bank International (Rbi) è una delle società austriache che ha continuato a operare in Russia anche dopo l’aggressione all’Ucraina. Per i suoi dirigenti gli affari sono affari e la Russia è il paese che finora ha dato loro le maggiori soddisfazioni. Quasi la metà degli utili all’estero è dovuta al mercato russo, dove è presente con una società controllata, che conta 9.300 dipendenti.
Nel 2021, quindi un anno prima della cosiddetta “operazione militare speciale”, il suo utile netto qui si era quadruplicato, salendo nei primi tre trimestri a 1,4 miliardi di euro. Non disponiamo di dati più recenti, che forse potrebbero aver risentito della guerra in corso. Sappiamo però che Rbi attualmente sta subendo forti pressioni perché faccia un passo indietro, adeguandosi alle sanzioni decise a livello europeo e togliendo il governo di Vienna da una situazione di grande imbarazzo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, scatenando critiche sui social media, è il cosiddetto “Kreditmoratorium”, un dilazione dei crediti concessa ai soldati russi impegnati sul fronte ucraino. Spiegheremo poi di che si tratta, ma prima dobbiamo dire che cos’è Raiffeisen Bank International, per comprendere meglio di chi stiamo parlando.
La ragione sociale ci dice già molto, perché contiene il nome di Friedrich Wilhelm Raiffeisen, il riformatore tedesco, fondatore a metà ‘800 delle prime cooperative rurali. Furono quelle il germe da cui poi nacquero anche le Raiffeisen Bank, diffondendosi in tutta la Germania e poi anche in Austria. Corrispondono alle nostre casse rurali e artigiane di un tempo, che ormai sono diventate tutte Banche di credito cooperativo (non tutte, per la verità, ne sono rimaste in vita una novantina in Sud Tirolo e in Trentino).
In Austria le Raiffeisen Bank sono capillarmente radicate sul territorio, con 300 istituti, micro-banche indipendenti l’una dall’altra, ma tutte associate in un gruppo secondo soltanto a Bank Austria (controllata dall’italiana Unicredit) per volume di bilancio. La struttura è piramidale, ma non costituisce una holding: ciascuna “cassa rurale” targata Raiffeisen è autonoma e associata alle altre.
Al “piano terra” di questa piramide si trovano le Raiffeisen Bank vere e proprie, ovvero la Casse rurali di paese, ma anche di città. Ciascuna è azionista delle Raiffeisen Landes Bank, le banche Raiffeisen a livello regionale (il “secondo piano” della piramide). Di queste ce ne sono 8, una per ciascun Land; soltanto la Rlb della Bassa Austria copre anche Vienna (il nono Land).
A loro volta le Raiffeisen regionali sono azioniste della Raiffeisen Bank International, la banca che abbiamo menzionato all’inizio e che opera a livello internazionale. Qui siamo al “terzo e ultimo piano della piramide”. Naturalmente non tutte le Raiffeisen regionali contano allo stesso modo in Rbi: alcune hanno tante azioni, come la banca della Bassa Austria, altre ne hanno di meno. Complessivamente, tuttavia, esse raggiungono il 59% per cento del capitale e quindi ne hanno il pieno controllo. Il restante 41% è in mano a una moltitudine di piccoli azionisti.
A questo punto ci è chiaro che Raiffeisen Bank International dipende dalle Raiffeisen Bank regionali, che a loro volta dipendono dalle Raiffeisen Bank locali. Ma possiamo immaginarci che la Raiffeisen locali, come quella per esempio, citiamo a caso, di Arnoldstein, detti la linea politica della Rbi che sta al vertice della piramide? No, non lo possiamo. Rbi è ormai una creatura cresciuta a dismisura, che naviga incontrollata per conto suo. Basti considerare il numero dei dipendenti: il gruppo in Austria ne conta 1.500 circa (il dato si riferisce al 2020), mentre Rbi ne ha sei volte tanti soltanto in Russia.
Questo ci riporta all’inizio del nostro racconto, che riguarda la Russia, appunto, dove Raiffeisen Bank International ha continuato a curare i suoi affari indifferente all’”operazione militare speciale” scatenata da Vladimir Putin e alle sanzioni decise a livello europeo. Mentre altre società austriache hanno chiuso almeno temporaneamente le loro sedi e congelato le relazioni commerciali con la Russia, Rbi non solo ha continuato a operare come se nulla fosse accaduto, ma si è adeguata completamente alla richieste di Mosca, decidendo quel “Kreditmoratorium” cui abbiamo accennato sopra.
Si tratta di un’agevolazione concessa ai soldati russi che hanno acceso un mutuo con la banca. A quelli inviati a combattere contro l’Ucraina Rbi concederà una dilazione nel pagamento delle rate, senza pretendere alcun interesse. Il provvedimento ha suscitato un’ondata di indignazione in Austria. Molti hanno proposto il boicottaggio delle Raiffeisen Bank. I dirigenti di Rbi Johann Strobl e Andreas Gschwenter si sono giustificati asserendo di essersi adeguati alle leggi in vigore nei Paesi in cui operano e in Russia, in questo momento, il “Kreditmoratorium” è imposto per legge.
Reazioni ci sono state anche da parte ucraina, che ha iscritto sia Strobl che Gschwenter su una lista di persone per le quali il governo di Kyiv raccomanda sanzioni. L’ambasciatore dell’Ucraina a Vienna, Wassyl Chymynez, ha dichiarato all’agenzia Apa che, qualora dovesse emergere che la banca austriaca ha messo a disposizione delle reclute russe “agevolazioni finanziarie” e con ciò ha indirettamente riconosciuto le regioni separatiste del Donbass, questo rappresenterebbe “un problema morale”.
L’ambasciatore ha rilevato che le reclute russe in Ucraina “uccidono e stuprano” e che il denaro russo è “grondante di sangue”. Chymynez si è appellato quindi alle società austriache, affinché ripensino la loro presenza in Russia. “Non è troppo tardi – ha soggiunto – per prendere una decisione e lasciare il mercato russo”.
Non sappiamo se i dirigenti di Raiffeisen Bank International accoglieranno l’appello dell’ambasciatore. Abbiamo qualche idea, però, di che cosa avrebbe fatto al loro posto Friedrich Wilhelm Raiffeisen.
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Della Raiffeisen Bank International avevamo scritto una prima volta in questo blog il 3 novembre 2010, quando era appena nata dalla fusione tra la Raiffeisen Zentralbank (Rzb), banca allora al vertice del sistema Raiffeisen, e la Raiffeisen International, nata cinque anni prima per operare sui mercati dell’Europa centro-orientale. Quell’articolo lo si può leggere qui.
NELLA FOTO, Johann Strobl, direttore generale di Raiffeisen Bank International.
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