Hypo Group lascerà definitivamente l’Italia, cedendo la banca presente nel nostro Paese. Si tratta di una scelta sofferta, perché, nel contesto del disastro generale che ha travolto la holding bancaria carinziana, la controllata italiana costituiva e costituisce ormai uno dei pochi ingranaggi che funzionano, come risulta anche dal bilancio 2009 depositato in questi giorni, che chiude come sempre in attivo, con un utile lordo di 13 milioni e mezzo (il gruppo, invece, ha registrato un deficit di 1.580 milioni).
E un giudizio largamente positivo arriva anche da Gottwald Kranebitter, nuovo direttore generale di Hypo Group, scelto in aprile dal governo austriaco per rimettere in sesto la holding e scoprire se ci sono altri scheletri negli armadi. In questo breve spazio di tempo Kranebitter ha lavorato giorno e notte, weekend compresi, per studiare il “grande ammalato”, ispezionando tutte le sedi estere, compresa quella italiana. Un suo giudizio su Hypo Bank Italia lo ha espresso per la prima volta domenica, in un’intervista a Radio Kärnten. Spiegando che la vendita della controllata italiana non è una scelta, ma un atto imposto dall’Unione Europea, quale compensazione per gli aiuti pubblici ricevuti dal gruppo, in base al principio della concorrenza, ha commentato: “Dobbiamo ritirarci dall’Italia e questo ci duole, perché l’Italia in relazione alla sua posizione geografica e alla redditività del gruppo sarebbe un’eccellente tessera del puzzle”. E ieri, in un’intervista all’Apa (la principale agenzia di stampa austriaca), ha soggiunto con riferimento alla vendita di Hypo Italia: “Mi sanguina il cuore, perché è una banca che funziona, dove lavora gente per bene”.
Forse in quel momento Kranebitter aveva in mente Hypo Croazia, dove non sempre aveva lavorato “gente per bene” e sui cui affari sta ora indagando la Procura di Klagenfurt. La situazione italiana dev’essergli sembrata l’altra faccia della luna.
Quale aspetto abbia la luna sull’altra faccia lo si evince dal bilancio 2009, che presenta un totale attivo di 4. 555 milioni (5.024 milioni nel 2008). I crediti verso la clientela sono scesi da 4.735,68 a 4.390,58 milioni (-7%), flessione dovuta in parte all’attuale momento economico che ha colpito le piccole e medie imprese e dove è stata avviata una più cauta selezione. La raccolta totale è stata di 2.010,20 milioni (2.208,28 l’anno prima).
Il Tier capital ratio (cioè il rapporto tra patrimonio e attività di rischio) è stato aumentato dall’8,37 al 9,16%; il Total capital ratio dal 9,26 al 9,89%. Alla voce rettifiche/riprese di valore sui crediti è stato accantonato un importo doppio rispetto all’anno precedente (da 26,78 a 51,13 milioni), di cui 30 milioni a titolo di accantonamento generico, al fine di fronteggiare i rischi dell’attuale situazione macroeconomica. L’utile lordo lo abbiamo già riferito in apertura, mentre quello netto è stato di 3,55 milioni.
Interessante osservare anche la struttura di Hypo Bank Italia, in giorni in cui si accavallano voci di ridimensionamento, con chiusura di sedi e personale in esubero. Nel 2009 è stata aperta una nuova agenzia (il totale ora è di 28), mentre il personale è rimasto invariato (553 dipendenti). Nella seconda settimana di maggio ne sono stati assunti 5 nuovi, in sostituzione di altri che se n’erano andati.
Al cambio di timonieri alla guida del gruppo ha corrisposto anche un rinnovo del consiglio di amministrazione della controllata italiana. Hypo Group ha sostituito tutti i componenti austriaci, confermando invece al loro posto quelli italiani: l’amministratore delegato Lorenzo Di Tommaso e i consiglieri Lorenzo Snaidero e Francesco Amendola. Un’attestazione di piena fiducia nei confronti del management italiano.
Nella foto, Lorenzo Di Tommaso, recentemente confermato amministratore delegato di Hypo Bank Italia spa.