Martedì 14 Aprile 2026

A 36 anni dalla morte si torna a parlare dei rapporti che ebbe con il nazismo Herbert von Karajan (nella foto), uno dei più importanti direttori d’orchestra del XX secolo. Fu un nazista convinto, come sostengono alcuni dei sui principali detrattori, o lo fu soltanto per opportunismo? Perché, ribellandosi al nazismo, la sua carriera sarebbe stata compromessa?
Se anche così fosse, non sarebbe un’attenuante. Non si contano i musicisti e gli artisti, non solo ebrei, che preferirono emigrare esuli, piuttosto che inchinarsi al regime di Hitler. Avrebbe potuto farlo facilmente anche Karajan, cui il prestigio e la notorietà avrebbero consentito di continuare a dirigere orchestre ovunque nel mondo. Lo fece, per esempio, Arturo Toscanini, che nel 1933 si rifiutò di dirigere l’orchestra del festival di Bayreuth, dedicato a Wagner, a cui avrebbe assistito anche il Führer. Toscanini lo fece per solidarietà con i musicisti ebrei, esclusi dalla scena da un editto del Terzo Reich.
L’aspetto interessante di questa rinnovata attenzione per le ombre naziste nella biografia del celebre direttore austriaco è che a volersene occupare è proprio l’istituto fondato dalla Eliette von Karajan, sua terza moglie. Parliamo dell’”Eliette und Herbert von Karajan Institut” di Salisburgo, istituzione che custodisce l’archivio dello scomparso, promuove progetti per avvicinare i giovani alla musica classica, cura l’amministrazione dei sui cospicui diritti d’autore. Tra questi figurano i diritti dovuti per l’arrangiamento strumentale che Karajan fece nel 1985 dell’Inno alla gioia di Beethoven, divenuto inno dell’Unione Europea.
La sorprendente decisione dell’istituto di Salisburgo di indagare sul passato nazista del musicista di cui porta il nome si spiega in parte con il cambio generazionale avvenuto al suo interno. La vedova Eliette ha 86 anni e vive in Francia e i figli Isabel e Arabel, rispettivamente di 64 e 60 anni, hanno dichiarato di voler accettare tutti i risultati scientificamente comprovati, che potrebbero emergere dalla ricerca storica.
A occuparsene sarà lo storico tedesco Michael Wolffsohn, cui il nuovo consiglio di sorveglianza dell’”Eliette und Herbert von Karajan Institut” ha conferito l’incarico di effettuare uno studio completo sul ruolo del musicista durante il periodo nazista e dopo il 1945. La pubblicazione dei risultati è prevista nella primavera del 2026.
Michael Wolffsohn è uno dei massimi esperti di politica internazionale e, in particolare, dei rapporti tra tedeschi ed ebrei a livello politico, culturale e religioso. In qualità di storico Wolffsohn affronta regolarmente questioni politiche, militari, storiche e religiose. La sua competenza in settori quali il Medio Oriente, i conflitti globali, le relazioni tra Germania e Israele e la storia e il presente dell’ebraismo gli hanno fatto guadagnare una grande reputazione.
“Herbert von Karajan – ha commentato il prof. Wolffsohn – è una delle figure più influenti nella storia della musica, ma la sua biografia non è esente da controversie. L’obiettivo di questo studio è creare una rappresentazione basata sui fatti, utilizzando fonti esistenti e nuove fonti ancora da ricercare. Particolare attenzione sarà posta sulla ricezione internazionale della carriera di Karajan dopo la seconda guerra mondiale. La trasparenza ha la massima importanza: tutti i documenti chiave saranno pubblicati per garantire che ogni affermazione possa essere verificata”.

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