Mercoledì 19 Agosto 2026

Mentre il Sud Europa brucia e i ghiacciai esalano gli ultimi respiri, anche i fiumi si stanno lentamente prosciugando. Il livello dell’acqua è così basso che nel tratto serbo del Danubio sono riemersi i rottami di battelli che la Wehrmacht nel 1944 aveva affondato, per non lasciarli all’Armata rossa.

Il cambiamento climatico, quali ne siano le cause, è sotto gli occhi di tutti. Le conseguenze sono drammatiche non solo per l’ambiente e per l’agricoltura, ma anche sotto il profilo energetico. Parte dell’energia elettrica prodotta in Austria da fonti rinnovabili è proprio quella dovuta alle centrali che sfruttano la corrente dei fiumi. Se i fiumi portano poca acqua o si prosciugano, la produzione si riduce o addirittura cessa del tutto.

Non stiamo parlando delle centrali dei bacini idroelettrici in quota, ma di quelle a flusso continuo lungo i fiumi. Secondo il Verbund, attualmente la produzione è addirittura inferiore a quella già scarsa dello scorso anno. Il Verbund è una società a partecipazione statale (un po’ come l’Enel) ed è il principale gestore di centrali. Un suo portavoce ha dichiarato che la produzione è attualmente inferiore di oltre il 30% rispetto alla media di lungo periodo. Trenta per cento in meno di energia idroelettrica significa trenta per cento in più di energia prodotta da centrali a gas o comprata all’estero.

Non solo le grandi centrali idroelettriche a flusso continuo lungo il Danubio, l’Inn, la Drava e l’Enns sono interessate, ma anche le oltre 4.000 piccole centrali idroelettriche. Il calo è soggetto a forti variazioni regionali. Mentre alcune regioni registrano solo scostamenti del 25-30% rispetto alla media di lungo periodo, altre sono significativamente più colpite e si stanno dirigendo verso una produzione annua inferiore al 50% della media di lungo periodo. Le regioni dell’Innviertel nell’Alta Austria e del Waldviertel nella Bassa Austria sono particolarmente colpite; in alcuni casi, le centrali elettriche dovranno essere chiuse completamente.

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