Da nove mesi la diocesi di Vienna era senza vescovo (che in quella sede, per ragioni storiche, è un “arcivescovo”). L’arcivescovo precedente, Christoph Schönborn, in gennaio aveva presentato al Papa le sue dimissioni, per raggiunti limiti di età. A guidare la diocesi gli era succeduto in via provvisoria Josef Grünwidl (nella foto), titolare di alcune parrocchie a sud di Vienna (un solo parroco per tante parrocchie, perché anche in Austria la Chiesa soffre la crisi delle vocazioni).
Grünwidl conosceva bene l’ambiente, essendo stato in passato per tre anni segretario di Schönborn. In questi nove mesi dicono che abbia saputo ben governare, pur con i limiti dovuti a un incarico interinale, e molti già lo avevano indicato come possibile successore di Schönborn. Ora, da indiscrezioni recenti, sappiamo che infatti l’incarico vescovile gli era stato proposto fin dall’inverno scorso dal nunzio apostolico a Vienna, ma che lui aveva cortesemente rifiutato. Lo aveva fatto due volte, a voce e per iscritto, per essere certo di non essere frainteso.
Le cose poi sono andate diversamente. Non perché Josef Grünwidl possa essere stato frainteso, ma perché l’insistenza nei suoi confronti deve essere stata determinante. In questi casi – lo sappiamo da situazioni analoghe di cui siamo a conoscenza in Italia – si tira in ballo lo Spirito Santo. A Grünwidl devono aver detto che lo Spirito Santo aveva voluto che fosse proprio lui a guidare la diocesi di Vienna. E allo Spirito Santo non si può dire di no. Di certo non lo può dire un uomo di Chiesa, né a voce, né per iscritto.
E così, questa mattina, i viennesi hanno sentito i rintocchi del Pummerin, la grande campana della torre nord del duomo di Santo Stefano, che normalmente viene suonata soltanto in occasione di grandi solennità religiose. Quel suono annunciava alla città che la sede arcivescovile non era più vacante (anche nella lingua tedesca lo si dice allo stesso modo: “Sedivakanz”).
Josef Grünwidl è nato a Hollabrunn, una cittadina della Bassa Austria, 62 anni fa. Ha frequentato il collegio arcivescovile della sua città natale, conseguendo la maturità nel 1981. Successivamente è entrato nel seminario arcivescovile di Vienna, per studiare teologia, e contemporaneamente ha frequentato l’Università di musica della capitale, conseguendo il diploma di organista. Nel 1988 è stato ordinato sacerdote nel duomo di Santo Stefano dall’allora cardinale Franz König.
Negli anni successivi Grünwidl è stato cappellano e poi parroco in varie parrocchie della diocesi e ha assunto anche altri incarichi a livello diocesano, come assistente spirituale dei giovani, presidente del consiglio dei sacerdoti, vescovo vicario per l’area sud della diocesi, canonico onorario del capitolo del duomo e, per tre anni, come avevamo detto, segretario del cardinale Schönborn. Dal giorno delle dimissioni di quest’ultimo, Grünwidl è stato amministratore apostolico ad interim della diocesi, ruolo che continuerà a svolgere fino al 24 gennaio, giorno in cui avverrà la cerimonia di consacrazione vescovile, presieduta dall’arcivescovo emerito Schönborn.
La notizia della nomina è divenuta ufficiale questa mattina, ma era stata comunicata in via riservata al governo federale già in ottobre, perché il Concordato del 1933 prevede che il governo possa sollevare riserve di natura politica. Riserve non ci sono state e dalla Ballhausplatz è partito il via libera per Roma.
Sulla figura del nuovo presule sono fioriti i commenti. Viene considerato più un pastore che un teologo, sulla linea di Francesco. Anche se è presto per avanzare previsioni, colpisce il fatto che si sia sempre dichiarato contro il celibato dei preti (che dovrebbe essere una scelta e non un’imposizione) e per un ruolo maggiore della donna nella Chiesa, fino a considerarne l’ordinazione sacerdotale. Sono atteggiamenti noti in Vaticano, ma che evidentemente non hanno rappresentato un ostacolo alla sua nomina (ma forse sarà dipeso tutto dallo Spirito Santo).
Due ultime considerazioni. Grünwidl sarà arcivescovo di Vienna, ma non primate della Chiesa austriaca. Questo ruolo spetta attualmente all’arcivescovo di Salisburgo, Franz Lackner, che è presidente della Conferenza episcopale. La seconda considerazione è di natura storica. Grünwidl sarà nominato arcivescovo ma non cardinale ed è improbabile che lo diventi in un secondo momento. Per la prima volta l’Austria non avrà un suo cardinale. Lo erano stati i predecessori di Grünwidl: il già citato Schönborn (che non aveva partecipato all’ultimo conclave che ha eletto Leone XIV, per superati limiti di età), Hans Hermann Groër e Franz König. Era stato cardinale anche Theodor Innitzer, che nel 1938 aveva esortato i cattolici austriaci a votare in favore dell’Anschluss alla Germania nazista.
Da quei tempi la Chiesa – un tempo romano-centrica ed europa-centrica – è diventata sempre più universale. Gli ultimi due Papi sono venuti “dalla fine del mondo” e in un collegio cardinalizio dove sono presenti porporati giunti da ogni angolo della terra forse non c’è più posto per un cardinale della piccola Austria.
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