Giovedì 29 Febbraio 2024

20.04.16 Gect Massimiliano Fedriga, Peter Kaiser, Federico CanerMartedì, all’ospedale di Klagenfurt, è deceduta per Coronavirus una donna di 58 anni, già in cura per altre patologie. Con lei il numero dei decessi in Carinzia sale a 8, mentre il totale delle persone contagiate è 386, di cui 241 già guarite. La Carinzia, assieme al Burgenland, è il Land austriaco meno colpito dall’epidemia. Un po’ come il Friuli Venezia Giulia rispetto al resto d’Italia e in particolare delle altre regioni del Nord.

E tuttavia fa impressione il confronto dei dati. In Friuli Venezia Giulia i decessi fino a martedì erano 206, su 2.520 contagiati, di cui 1.008 guariti. Una distanza abissale rispetto alla confinante Carinzia, il cui Landeshauptmann, Peter Kaiser, ha già chiesto al governo di Vienna di poter anticipare il ritorno alla normalità, pur con le dovute cautele e con le dovute distinzioni tra città e campagna, tra mandamenti di montagna e mandamenti di pianura.

Quali sono le ragioni che hanno consentito alla Carinzia (ma il discorso può essere esteso all’intera Austria) di affrontare e reagire così bene al Coronavirus? Molti in Italia ritengono che sia servito l’esempio di ciò che è stato fatto nel nostro Paese, ma sbagliano, forse indotti in errore da una mal riposta presunzione nazionale, per la quale in casa nostra sono stati giustificati ritardi, errori e insufficienza di adeguati strumenti sanitari. In Austria, purtroppo, l’Italia è sempre stata menzionata soltanto come esempio da non seguire, non come esempio da seguire.

Ma davvero i numeri che quotidianamente fornisce il ministro della Salute, Rudolf Anschober, corrispondono al vero e i morti e i contagiati sono così pochi? Anche in Austria, come in Italia, per ora si procede a tentoni. Perché spesso il numero dei contagiati dipende da quanti tamponi sono stati fatti e tra i morti non si contano a volte quelli morti in casa per altre malattie e a cui non viene fatto il tampone.

Il numero effettivo dei decessi dovuti a Coronavirus potrà essere conosciuto solo a posteriori, confrontando i dati di quest’anno con quelli degli anni passati. Ciò darà modo di accertare quella che in Austria chiamano la “Übersterblichkeit”, ovvero il numero di decessi in più rispetto a un determinato periodo degli anni passati. Già ora, da qualche confronto parziale fatto, appare evidente che le vittime del Coronavirus sono molte di più di quelle che appaiono nelle statistiche. Questo accade sia in Italia che in Austria, dove il dato sommerso viene definito “Dunkelziffer” (“numeri oscuri”).

Ma, pur ammettendo che la differenza di morti e contagiati non sia così evidente come appare dalle cifre ufficiali, un dato inconfutabile è il modo in cui il sistema sanitario austriaco ha risposto all’emergenza. In nessuna giornata, nemmeno in quelle di picco, si è giunti alla saturazione delle terapie intensive e dei reparti di isolamento. Non è stato necessario costruire nuovi ospedali alla Fiera di Vienna o far montare ospedali da campo dall’Esercito. Sono bastati quelli che c’erano, limitandosi soltanto a riordinare i posti letto, per aumentare la capienza delle terapie intensive e per evitare che le zone di isolamento contaminassero gli altri reparti “normali”.

Non è mai stato rischiato il collasso nemmeno negli ospedali del Tirolo, che pure si è trovato a dover far fronte a un’ondata imponente di contagi, dovuti alla dissennata gestione della stazione sciistica di Ischgl, dove per una settimana il virus è potuto dilagare liberamente su piste, impianti, hotel e après ski. Fin dalla seconda settimana quel Land era in testa alla classifica per numero di contagiati e deceduti e lo è ancora. Ma è riuscito a cavarsela così bene che a un certo punto si è potuto perfino permettere di accogliere contagiati inviati dall’Italia, dove eravamo al collasso.

Questa, dunque, è la situazione in Austria, dove da martedì sono stati riaperti tutti i piccoli negozi (supermercati, farmacie, drogherie e tabaccai lo erano già) e dove sono state allentate le misure della clausura in casa. La Carinzia, dove la situazione è migliore, si vorrebbe anticipare i tempi e passare subito alla “fase 3”.

In Italia non siamo ancora nemmeno alla “fase 2”, ma il Friuli Venezia Giulia, meno sofferente delle altre regioni, potrebbe fare da apripista, almeno per dare ossigeno ai settori produttivi. In questa prospettiva sarebbe utile un confronto con la Carinzia, per capire che cosa là ha funzionato meglio, ma anche per seguire da vicino la riapertura delle attività che sta avendo luogo, in maniera che l’”esperimento carinziano” possa essere utile anche a noi. Le due regioni hanno il vantaggio di far parte entrambe dell’euroregione “Senza confini”. Gli strumenti di contatto e di collaborazione sono già stati collaudati, non resta che servirsene.

 

NELLA FOTO, il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, con il governatore della Carinzia, Peter Kaiser, e con l’assessore della Regione Veneto, Federico Caner, in occasione dell’ultima assemblea dell’Euregio “Senza confini” tenutasi in novembre a Venezia.

__________________

Austria Vicina è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina https://www.facebook.com/austriavicina.

 

 

Lascia un commento