Giovedì 29 Febbraio 2024

20.11.07 Vienna, moschea Tehwid a Meidling - CopiaL’errore più grave ora sarebbe credere che tutti gli islamici che vivono in Austria siano potenziali terroristi. Non è evidentemente così: il giovane palestinese e i due turchi che hanno soccorso e salvato la vita al poliziotto ferito lo dimostrano. Ma la tendenza a generalizzare è molto diffusa. Come se gli americani pensassero che tutti gli italiani sono mafiosi, solo perché erano italiane le più efferate organizzazioni criminali che avevamo esportato negli Usa (avete notato che nei film americani e persino dei serial televisivi più recenti quando compare un nome italiano è quasi sempre legato alla malavita?).

L’immigrazione degli ultimi anni da Paesi di popolazione musulmana (soprattutto da Bosnia, Kosovo, Albania, Cecenia; afghani, siriani, iracheni sono arrivati appena ieri e rappresentano per ora un’esigua minoranza), questa immigrazione, dicevamo, ha creato in Austria problemi reali di integrazione. Quello principale è la nascita di ghetti.

Il fenomeno tipico è quello dei turchi, a cui viene insegnato il tedesco a scuola, ma a casa continuano a parlare la loro madrelingua, frequentano amici turchi, giocano in squadre di calcio turche, sposano persone turche e all’interno delle loro comunità applicano la sharia. Sono società parallele che creano problemi di relazione con gli altri austriaci, ma non rappresentano di per sé un pericolo.

Accanto ai turchi, sono numerosi i bosniaci. Erano approdati in Austria dopo il 1995, fuggendo dal loro Paese dopo che a Sebrenica serbi-ortodossi avevano assassinato a sangue freddo 8.000 dei loro congiunti, donne e bambini compresi. Ne abbiamo conosciuto alcuni a Vienna: gente pacifica, che in Austria ha ritrovato la serenità, ma che ritornerebbe in patria, se nel frattempo i serbi non si fossero impadroniti delle loro case. Non rappresentano alcun pericolo.

Il pericolo è dato da giovani appartenenti a queste comunità islamiche che si sono improvvisamente radicalizzati. Non lo erano stati da sempre, non appartengono a famiglie fanaticamente religiose (quella del terrorista che ha sparato nella Schwedenplatz non è praticante e non frequenta la moschea). Sono diventati islamici radicali e quindi una minaccia in anni recenti, indottrinati in moschee salafiste da imam spesso spediti appositamente in Austria per fare proseliti e finanziati a volte dalla Turchia, a volte dall’Arabia Saudita o da altri Paesi del Golfo.

Questo proselitismo esasperato ha avuto successo, come si evince dal numero dei giovani (e anche delle giovani), che dopo il 2014 avevano cercato di unirsi alle milizie dell’Is in Siria: dovrebbero essere in tutto 315, un primato a livello europeo. Di essi alcuni sono morti in combattimento, altri sono attualmente internati in lager in Turchia, altri ancora sono riusciti a far ritorno in Austria. L’attentatore di lunedì era uno di questi: voleva anche lui combattere per lo Stato islamico, ma prima che riuscisse a raggiungere la Siria era stato fermato in Turchia e rimandato a casa.

Come fare in modo che l’Islam resti una fede religiosa “normale” e non diventi fanatismo? Si deve intervenire sugli strumenti di propaganda di cui si avvalgono le correnti più radicali dell’Islam. In primo luogo vanno controllate le moschee. C’è da chiedersi perché non lo sia fatto finora o lo si sia fatto solo in parte, benché la legge lo consenta. Ci riferiamo all’Islamgesetz, la legge voluta nel 2015 da Sebastian Kurz, quando era sottosegretario all’Integrazione.

A buoi scappati e con quattro viennesi uccisi, il ministro degli Interni, Karl Nehammer, e la ministra per il Culto, Susanne Raab, entrambi dell’Övp. hanno deciso ieri la chiusura di due moschee, ritenute focolai di radicalismo religioso e frequentate, pare, anche dal terrorista ventenne. Lo hanno fatto d’intesa con il presidente dell’Islamische Glaubensgemeinschaft, la comunità religiosa islamica in Austria, Ümit Gural.

Una delle due moschee si trova a Meidling (il 12. distretto di Vienna, quello dove abita anche il cancelliere Sebastian Kurz), in Murlingengasse. La chiusura è stata immediata, perché presa in accordo con l’Islamische Glaubensgemeinschat, ed è stata motivata con la circostanza che essa “non ha un atteggiamento positivo nei confronti della società e dello Stato” austriaci, come richiesto dall’Islamgezetz.

La seconda moschea si trova a Ottakring (il 16. distretto di Vienna). È intitolata “Melit Ibrahim” e non aderisce alla Comunità religiosa islamica. Per essa si è reso necessario un procedimento di chiusura, in base alla legge, che richiederà del tempo.

“Questa non è una battaglia contro la religione, ma contro l’estremismo”, ha dichiarato la ministra Raab, che ha poi sottolineato “l’esecrabilità e la perfidia” dell’attentato di lunedì. “Obiettivo del terrorismo – ha soggiunto – è inserire un cuneo nella nostra società. Non dobbiamo cadere in questa trappola”.

 

NELLA FOTO, l’edificio di Meidling, che ospita la moschea frequentata dal terrorista e che da ieri è stata chiusa dal governo.

________________

Austria Vicina è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina https://www.facebook.com/austriavicina.

Lascia un commento