Martedì 23 Aprile 2024

È stato raggiunto all’improvviso e a sorpresa un accordo tra Stato, Länder e Comuni nella spartizione della “torta” delle entrate tributarie: il 20% andrà ai Länder, il 12% ai Comuni e il restante 68% allo Stato. In Austria funziona così. In linea di massima non esistono entrate tributarie distinte per enti locali, regionali e per lo Stato. Finiscono tutte in un unico calderone, al quale attingono le varie parti.

Naturalmente nessuno può immergere il mestolo nel calderone e attingere quanto vuole. Le risorse vengono suddivise per quote e con criteri che devono essere concordati di volta in volta tra le parti. Un compito non semplice, perché ciascuno vorrebbe qualcosa in più per sé. Per esempio, i Länder avrebbero voluto il 25% e non il 20%.

Dal dicembre dello scorso anno si sono tenute ben 60 incontri tra il Ministero delle Finanze, da una parte, e i rappresentanti dei Länder (di solito gli assessori alle Finanze, ma a volte gli stessi governatori) e dei Comuni (rappresentati dalla Städtebund, lega delle città, e dalla Gemeindebund, lega dei Comuni) dall’altra. Le trattative sembravano a un punto morto, il che sarebbe stato catastrofico per le parti, perché non avrebbero più avuto soldi per assicurare i loro servizi e gli stipendi al personale.

Ma, come per un miracolo, l’altro ieri è arrivata la soluzione, rappresentata da 2,4 miliardi in più per i Länder e per i Comuni. Non quanto essi chiedevano (7 miliardi), ma comunque sufficienti per chiudere la trattativa. Soluzione accolta con favore dagli enti retti da governi e giunte popolari (come è popolare il ministro delle Finanze, Magnus Brunner) e con mugugni da quelli a guida socialdemocratica.

Non tutto è ancora deciso. Il “Finanzausgleich” (si chiama così il “compromesso finanziario”) non si limita alla determinazione delle aliquote. Vi sono altri capitoli che dovranno ancora essere scritti. Per esempio, il contributo extra di 550 milioni all’anno per gli ospedali fino al 2028, che è stato accettato dai Länder con la promessa che l’importo sarà adeguato all’inflazione addirittura con una maggiorazione.

E poi c’è lo “Zukunftsfond”, uno stanziamento di 1,2 miliardi destinato a progetti per l’assistenza all’infanzia, per le abitazioni, il clima, l’ambiente. L’accordo raggiunto non determina quante di quelle risorse vadano a chi, perché le assegnazioni dovranno essere concordate volta per volta in base ai progetti presentati.

Anche le risorse per gli ospedali stanno suscitando molte perplessità. Sono destinate infatti all’ampliamento delle “Spitalambulanzen” (quei reparti dove i pazienti vengono trattati senza che sia necessario il loro ricovero), mentre molte parti, soprattutto il sindacato ospedaliero, vorrebbero che si puntasse piuttosto al potenziamento degli ambulatori medici sul territorio, per evitare un sovraccarico degli ospedali.

Ma il problema è complesso e connesso, in un certo qual modo, con le nuove tecnologie mediche, che permettono interventi rapidi, senza necessità di ricovero (quelli, appunto, nelle “Spitalambulanzen”). Per questa ragione i costi sono cresciuti a dismisura e hanno messo in affanno i Länder, a cui fanno capo gli ospedali e a cui perciò fanno comodo quei 550 milioni extra. Succede però che alle “Spitalambulanzen” affluiscano anche pazienti che si sarebbero potuti curare negli ambulatori esterni. È il problema lamentato dal sindacato.

NELLA FOTO, i ministri Magnus Brunner (Övp, Finanze) e Johannes Rauch (Verdi, Salute) alla presentazione dell’accordo raggiunto con i Länder e le associazioni rappresentative dei Comuni.

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